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Ho fatto il provino per lo Zecchino d’Oro

Desperately Seeking Susan

 

Non ho mai soltanto deluso le aspettative dei miei parenti: sin dalla più tenera età ci sono passata sopra come una macchina asfaltatrice. Mia nonna non aveva ancora un’idea della mia personalità quando, mentre passeggiavamo per un centro commerciale, avvistò le cartoline d’iscrizione allo Zecchino d’Oro e decise di spedirne una per candidare la sua deliziosa nipote.

Era l’agosto del 1994 e mia madre era così incinta che era il pancione a portare in giro lei. Mio fratello sarebbe nato un mese dopo; voglio credere che il suo odio per il canto sia merito mio.

All’epoca il registratore di plastica della Fisher Price era un mio arto aggiuntivo e ascoltavo le cassette dello Zecchino d’Oro di continuo. Avevo tre anni e mezzo e la mia canzone preferita era “Pesciolino Rosso”. La so ancora tutta a memoria.

A mesi di distanza dall’iscrizione, mia madre era più che riluttante all’idea di guidare fino alla cittadina limitrofa di Montecchio Maggiore per farmi cantare una canzone e poi tornare indietro. Immaginate di essere incinte di otto mesi e dover guidare una Panda, per di più con una bambina scalmanata sul seggiolino.

Non voglio immaginare il tuffo al cuore quando – in un un pomeriggio caldissimo come quelli che solo la Val Padana ad agosto sa regalare – mia madre si avvicinò alle giostre del parco giochi e mi chiese se volessi andare davvero all’audizione. Sperava che io dicessi di no, ma figuriamoci.

Ero nella mia tenuta “da parco giochi”, con le croste di sabbia sulle ginocchia e le macchie di succo di frutta sulla maglietta; ero stata a giocare per ore in un parco che all’epoca era un campo di melma, senza neanche i sentierini per attraversarlo. Le bambine che trovammo alla selezione erano vestite di merletti e molte sembravano appena uscite dal parrucchiere. Io puzzavo.

Oltre a non essere abbigliate per l’occasione, eravamo anche in ritardo: appena messo piede negli uffici dove si stava tenendo la selezione, ci trascinarono nelle sale per l’audizione.

La parte che ricordo con più orrore è quella in cui mi piazzarono in una stanzetta con una donna bionda, e lei mi fece una serie di domande da test attitudinale. Immagino servissero per provare che ero semi-normale e cosciente di cosa stava succedendo. Dopo di che, venni spedita dall’uomo del pianoforte.

 

L’uomo del pianoforte era senza capelli e – forse questo me lo sono inventata dopo – inquietante. Mi chiese che canzone volessi eseguire e io scelsi, ovviamente, “Pesciolino Rosso”. Non me l’ero preparata: sarebbe bastato il fatto che la ascoltavo trenta volte al giorno.

Non ci volle molto perché, dopo aver iniziato a suonare, il pianista si dovesse fermare. Ero zitta, ferma e imbronciata. – Devi cantare! Ricominciamo – , disse la signora bionda. Ricominciarono. Io non feci un suono.

– Ma dai, perché non canti? – chiese l’ignara selezionatrice.

– Ma dov’è il Piccolo Coro dell’Antoniano?

– Non c’è, quello c’è dopo!

– Se non c’è il Piccolo Coro io non canto.

E non cantai. Dopo un paio di minuti passati a cercare di persuadermi, mia mamma rideva così forte che non riusciva a salutare la segretaria e mi trascinò via prima che potessi fare altri danni.

Io volevo i grembiulini e i fiocchetti in testa. Io volevo Mariele Ventre. Non volevo cantare in un ufficio di fronte ad una donna bionda e un uomo pelato. Stavo facendo un provino per lo Zecchino d’Oro, mica la sagra di paese: mi sarebbero serviti almeno un palcoscenico e Topo Gigio.

 

Negli anni successivi continuai a cantare nel coro della parrocchia esagerando le mie espressioni facciali e oscillando tremebonda per imitare le bambine del Piccolo Coro. Non trovai mai più la mia strada verso il successo canoro, ma continuai a guardare lo Zecchino d’Oro religiosamente fino almeno alla quarta elementare.

Mia nonna era assolutamente disperata che io avessi perso l’occasione d’oro di fare il mio debutto televisivo. Immagino che sia la stessa sensazione che prova oggi quando pensa che nessuno dei suoi nipoti andrà mai a Ballando Con Le Stelle.

 

 

Marta Corato è nata a Vicenza nel 1990 e si è ricollocata a Londra nel 2009. Ha studiato giornalismo alla London Metropolitan University. Cura il sito femminista Soft Revolution  e scrive di cinema, tv e libri in giro per il web. La potete trovare anche su Twitter.