Crea sito

Ho preso l'aereo senza documenti

vita da strega

Bentornati a Fotofinish, la rubrica dove ci mostrate una foto scattata da voi e ci raccontate cosa stiamo guardando.

 

Correva l’anno 199X, dovrei pensarci un attimo, ma l’idea che siano passati cosí tanti anni mi spaventa e sconforta, quindi prendetela così. Nel 199X non c’era l’euro, l’11 settembre era la data dopo il 10 settembre, nessuno controllava davvero i tuoi bagagli, RyanAir era agli inizi e volava solo tra Irlanda e UK, la connessione internet andava a criceti e i voli si prenotavano nelle agenzie di viaggio, soprattutto se dovevi volare su mete diverse da Londra o Parigi. Io volavo verso il Regno Unito, Leeds nello specifico, atterrando su Manchester con un non troppo economico volo della LuxAir, 700.000£, settecentomila lire, fa quasi spavento ora. Bergamo Orio al Serio – Luxemburg – Manchester Airport e ritorno.

Il giorno del volo di ritorno arriva dopo alcuni mesi trascorsi a Leeds, passati a studiare e lavorare in un dipartimento di chimica, ma anche passati a capire chi era quel ragazzo che mi aveva fatto restituire uno scomodissimo anello di fidanzamento Bulgari ad un tizio che proprio non si capisce che cazzo c’avessi io nella testa – altra storia, lasciamo perdere, ne abbiamo tutte una così.  Siamo sul treno verso l’aeroporto, io e il ragazzo. Controllo biglietto e documenti. Merda! merda, merda! non trovo la mia carta d’identità! merda! merdissima! Dove cavolo l’ho lasciata? Siamo all’aeroporto. Non c’è tempo per tornare indietro, non c’è tempo per fare la denuncia di smarrimento e viaggiare con quella, che fare? Ricordo di aver visto gente volare con RyanAir solo con la patente, devo provarci, é l’unica opzione.

Saluto il ragazzo, lui resta a Leeds, si acutizza la tristezza di partire, ma metto su la faccia di bronzo, devo. Ho pronta di riserva anche la faccia pietosa, non sai mai quale funzionerà. Tipo: per favore io povera ragazza bionda stupida, fammi salire sull’aereo!
All’imbarco le hostess vestite di blu – quel blu-hostess indefinibile altrimenti – non fanno poi grandi storie: mi chiedono un documento d’identità, sbuffano quando spiego che non ce l’ho, poi insistono, controllano la patente e mi fanno salire. In questo momento stanno pensando: Son cavoli tuoi al controllo in Lussemburgo! Ma io non lo posso sapere, sono solo contenta di essere sull’aereo.

Aereo un po’ diverso dai soliti , piccolo, due file da un lato del corridoio e fila singola dall’altro lato, cappelliere piccolissime. Il volo é rumoroso e scomodo ma breve. Il volo atterra in Lussemburgo per la coincidenza verso l’Italia.

Controllo documenti, di nuovo. Merda, di nuovo. Questa volta è un poliziotto. Ci provo con la stessa faccia di bronzo, aggiungendo un sorriso, hai visto mai. Non funziona. Spiego che non ho un documento d’identità e che da Manchester mi hanno fatto partire con la patente. Lui, integerrimo, in un inglese assai migliore del mio, mi spiega che non mi può imbarcare su un volo senza documento. La patente non vale. Mi salgono le lacrime agli occhi e non sto recitando una parte, o forse sì? Il poliziotto in tono molto deciso mi dice di sedermi e lasciare passare gli altri passeggeri. Trattiene la mia patente.

Mi accascio, testa tra le mani, sulla seggiolina più scomoda della storia. Il mondo mi crolla addosso. Mi metteranno nel ‘non luogo’ dell’aeroporto, quello dove una decina di anni dopo resterà incastrato Tom Hanks in The Terminal? Mi arresteranno?

I due poliziotti di frontiera mi stanno guardando male, lo vedo, confabulano mentre controllano i documenti degli altri passeggeri.

Ormai sono passati tutti, mi hanno guardato con pietà, dio che brutta sensazione! Sono stupida vero, e smemorata, ma addirittura la pietà? Avranno pensato fossi un clandestino in cerca di fortuna in Italia? Nessuno che mi rivolga uno sguardo gentile, la mia vergogna raggiunge livelli nuovi.

Tra le lacrime penso. Che carte posso giocare? Non molte, nei miei jeans, scarpe da ginnastica e maglione comodo non posso certo sperare nell’effetto  “sono gnocca –> mi si perdona tutto”. Le lacrime non si confanno alla femme fatale. Sto tremando, o forse me lo sto immaginando, cioé sto tremando dentro, di una paura inaspettata.

Il poliziotto mi chiama, mi guarda con aria dura, inflessibile, guarda le mie lacrime, i miei capelli a carciofo, i miei occhiali da brava sbadata studentessa, sospira pietoso, mi fa un predicozzo che non ricordo perché intuisco che sta per farmi salire e allora fammi tutto il predicozzo che vuoi! Io sarò anche dalla parte del torto, ma tu sei stato crudele. Cos’é questa cosa? Mi lasci piangere disperata per venti minuti di fronte alla pietà indesiderata degli altri passeggeri per insegnarmi una lezione? Prego, fai pure, a me interessa solo salire sul volo.

Della conseguente e tuttora persistente paranoia ossessiva compulsiva di controllare biglietti e documenti millemila volte prima di partire per un viaggio non parleremo, escludo sia imputabile a questo evento.

Salgo sul volo, trovo il mio posto, mi rincantuccio sul sedile, vorrei sparire alla vista degli altri passeggeri ma non posso. Penso che oltretutto non è finita qui, c’è  un controllo documenti anche all’arrivo. Ma penso che quello é il mio Paese, i poliziotti saranno anche stronzi in Lussemburgo, ma con quelli italiani ho più possibilità, non fosse altro perché parliamo la stessa lingua. Asciugo le lacrime, preparo la strategia, mi consolo sapendo che nel caso peggiore i miei genitori sono in aeroporto e un modo ci dovrà essere per risolvere la faccenda, non sono un criminale.

Atterriamo, mi sale la pressione a duemila, mi tremano le gambe, mi fa male la pancia, mi scappa la pipì, ma lavoro meglio sotto stress fisico quindi andrà bene. Entro nella sezione arrivi. Non c’é nessuno. Non ci sono poliziotti. Zero personale. Passiamo tutti, raggiungiamo l’uscita. Esco. Sono ufficialmente in Italia, sono arrivata, ho viaggiato senza documento d’identità, la felicità è indicibile.

La mia carta d’identità verrà ritrovata dal ragazzo di cui sopra nel cassetto della mia scrivania, dipartimento di Chimica, University of Leeds, e mi verrà spedita con un biglietto che conservo ancora oggi.

 

 

Photo credit: Annarosa Bonzanini

Photo credit: Annarosa Bonzanini

 

 

Annarosa Bonzanini vive in UK da cinque anni perché non si era accorta che alla frontiera inglese c’era scritto‭ “‬It’s a trap‭!”‬.‭ ‬La trovate anche su‭ ‬Twitter