Crea sito

Una storia di SPOILER

But I'm a Cheerleader

Spoiler: la foto qui sopra è uno spoiler. SPOILER: Noemi Milani è una grande.

Quando andavo al liceo non si usava ancora la parola SPOILER. O forse eravamo noi liceali di Gallarate a non conoscerla. Si diceva qualcosa tipo non dirmi come finisce/non rovinarmi il finale. Io non credo di aver mai usato una frase simile: degli spoiler non mi è mai importato niente. Non mi interessa come finiscono le storie, di solito mi piace di più come arrivano alla fine. Questo vale soprattutto per i libri, ma anche per le serie tv e i film. Quanto è stato inutile lo spoiler di mio fratello prima che andassi a vedere The Hateful Eight al cinema. Semmai mi ha dato una conferma: di solito nei film di Tarantino si muore. Lo spoiler non ha per niente rovinato l’appeal di Daisy Domergue: l’ho odiata e poi mi sono trovata a fare il tifo per lei. Ora mi piacerebbe scrivere qualcosa di arguto sul film, ma questa è una storia di spoiler, e io non sono una critica cinematografica.

Al liceo conobbi per la prima volta lo spoiler, anche se con un altro nome. Leggevo l’ultimo volume della saga di Harry Potter, un po’ me ne vergognavo visto che ero in quarta ginnasio. Era pomeriggio, ma io ero ancora a scuola per la riunione della redazione del giornalino. Attività ancora più sfigata di leggere: scrivere. Entrambi miei hobby. E poi c’era lui. Tre o quattro anni più di me, poco studio, tante parole, soprattutto parlate. Un uso smodato dei social media allora conosciuti, tanto da essersi cacciato in qualche guaio giuridico, diffamazione forse. Ovviamente lo odiavo. Vorrei dire che oggi fa il camionista, invece Facebook mi dice che si occupa di innovazione e abbiamo un sacco di amici in comune, tra cui un mio insegnante dell’anno scorso e gente che si occupa di TEDx e altre cose cool.

Torniamo a dieci anni fa. Lui, di cui non dico il nome perché adesso ho paura di essere io quella che verrà querelata, mi ha spoilerato il finale di Harry Potter e i Doni della Morte. Silenzio di tomba nella stanzetta in cima alle scale in cui tenevamo le riunioni. I pochi presenti si aspettavano che mi mettessi a piangere, o a gridare. Invece niente, alzai le spalle e mi rimisi a leggere avvolta dalla puzza di adolescenti rimasti troppe ore a scuola. E poi arrivò lei.

SPOILER: qui inizia davvero la storia che volevo raccontare.

LEI era grande, diciotto anni, e fumava Marlboro Light. Le teneva nella tasca davanti del suo zaino Eastpack a fantasia floreale che assomigliava un po’ al mio. Abitava vicino a me, infatti spesso prendevamo il pullman alla stessa fermata. Vorrei dire che era bellissima, ma non sarebbe vero. Aveva anche un pochino di acne. Indossava vestiti poco alla moda per gli standard del nostro liceo: gonne a ruota un giorno e l’altro jeans. Niente stile preciso, o personale. Un’adolescente come tante. Anche se aveva delle bellissime sciarpe di seta colorata e ci si avvolgeva dentro come in un bozzolo quando facevamo le riunioni di redazione. Forse scriveva poesie, non mi ricordo. So solo che io mi occupavo di animali e di ambiente, da sfigata totale. Non che si potesse scrivere di tanto altro al liceo.

LEI fu l’unica a rivolgermi la parola dopo lo spoiler. Tre parole: non è vero. Allibita lasciai cadere il libro sul banco.

Anche tu lo stai leggendo?

Già finito, mi dice LEI.

Una festa nel mio cervellino: anche LEI legge. Anche LEI legge Harry Potter. Anche LEI odia lui.

Da quel momento iniziò il culto di LEI.

All’intervallo mi aggiravo per i corridoi affollati di adolescenti, per le scale fredde, qualche volta anche in cortile pur di vederla anche solo da lontano. Però non dicevo a nessuno che cercavo LEI, facevo sempre finta di avere qualcosa di importante da fare lì o là. Mi sedevo vicino a LEI in pullman, o quanto meno nei suoi paraggi. Camminavo verso casa con LEI quando ero più fortunata. E così capitava che le parlassi. Non so quante volte le abbia parlato in realtà, ma ricordo un giorno in particolare: primavera, LEI indossava i jeans e le Converse azzurrine. Io non mi ricordo. LEI mi salutò.

Oggi avevo la versione di greco, sono stanchissima, disse LEI (o qualcosa del genere).

Anche io oggi sono stanca, risposi.

Poi non mi ricordo di cosa abbiamo parlato, sono passati dieci anni. Ho solo questo ricordo: noi due che camminiamo sul marciapiede lungo la provinciale, prima che costruissero la rotonda. Le erbacce che spuntano dalle crepe dell’asfalto, il discount dall’altro lato della strada ancora dipinto di giallo. Quando ci ripenso vorrei dire qualcosa alla me di allora, poi capisco che non è possibile e allora smetto di pensarci.

SPOILER: non è mai successo niente di eclatante.

A giugno conclusi la quarta ginnasio con una buona media e trascorsi le vacanze curando bambini per mettere da parti qualche soldo. SPOILER: questo continuo a farlo — svolgere lavori saltuari e poco gratificanti per mettere da parte due soldi. Lei diede gli esami di Maturità, li passò e non ci rivedemmo mai più.

Ho mentito. In realtà l’ho rivista una volta, tre anni dopo. Era estate, in centro. Ero magra come non lo ero mai stata prima e non lo sarò mai più. Questa volta mi ricordo cosa indossavo: jeans e la mia camicia preferita, senza collo, a righine bianche e azzurre. Lei era vestita di nero, con una delle sue gonne da gitana, stava salendo su una macchina parcheggiata sul ciglio della strada. Ero a qualche metro da lei, ma non l’ho salutata. L’ho guardata mentre si piegava per entrare nell’abitacolo e me ne sono andata.

Lo faccio ancora: quando incontro qualcuno legato alla mia adolescenza scappo via. La professoressa del ginnasio in profumeria alla vigilia di Natale, la mia ex-compagna qualche giorno fa all’Esselunga. Se loro non mi vedono, scappo. Ho tutto da nascondere, niente da dichiarare.

Lo spoiler era un pretesto, la storia che ho raccontato parla d’amore, d’adolescenza e di identità. Per lei mi ero presa una cotta di quelle che ci stai un po’ male, ma che poi passano. Se l’avessi dichiarato all’inizio sarebbe stato quasi uno spoiler, invece adesso è un finale senza senso. Il senso manca perché non si decide da soli per chi prendersi le cotte, succede e basta.

A me è capitato di prendermi le cotte per le ragazze.


Noemi Milani ha fatto molto o molto poco, dipende dai punti di vista: studentessa fin troppo silenziosa, aupair in Australia, libraia, stagista. Ha girato un video con Barbie, generato un esercito di Amazzoni, messo online le foto della sua famiglia, ma passa quasi tutto il suo tempo a leggere.