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Sorvegliato speciale

Photo Credit: seier+seier via Compfight cc

 

La mattina in cui mio padre pisciò en plein air davanti a tutto il quartiere io non c’ero.

Mi ero alzata all’alba per portare l’amata Tina (la mia macchina nuova) al lavaggio a mano, conquistando così il primo posto nella lunga fila di scontisti Groupon. Felice di avere ancora tutta la mattina davanti, a bordo di Tina tutta scintillante, passo dai miei a vedere come va. Sono animata dalle miglior intenzioni: dopotutto è sabato, dopotutto la giornata è iniziata bene, dopotutto i miei non stanno poi tanto male. Sono più vicini ai novanta che agli ottanta, sì; hanno i loro acciacchi, sì, però per qualche mezza giornata posso ancora lasciarli da soli. Per i giorni feriali ho trovato due signore – due angeli – che la mattina si alternano in casa, sbrigando pulizie-spesa-cucina-spasso-farmaci; potessi, le terrei anche il pomeriggio, ma tra la mia cassa integrazione di copywriter e la pensione di polizia penitenziaria di mio padre non c’è da scialare. Perciò si tiene botta, ci si arrangia, si resiste e si va avanti. Come tutti. Ma basta divagare, Franca: arriva al punto.

Ve l’ho già detto che sono figlia unica? Ecco. Immaginate che vuol dire, nel bene e nel male (soprattutto nel male). Immaginate di passare a casa dei vostri genitori, in un sabato mat-Tina di un aprile che pare giugno, e di aprire la porta d’ingresso. Avvertite subito un che di pesante in giro, e non perché le camere non siano state arieggiate.

Il primo a portata d’occhio, sulla destra lì in salotto, è vostro padre. Impietrito in poltrona, tossicchia di una tossetta finta che non gli avete mai sentito prima e si cova la sua tele, in loop su RaiUno: TimperiGilettiConti, uno qualsiasi, tanto per lui adesso sono tutti uguali. Lo salutate con l’ottimismo del mattino, sguardo sgombro e voce squillante, – Ciao Pà! – , un saluto da sano a sano, un saluto innocente, ingenuo, va tutto bene, l’Alzheimer non esiste, i farmaci: Ebixa la mattina, Memac la sera, più Avodart per la prostata sono caramelle, sulla poltrona c’è vostro padre com’era e com’è sempre stato.

Dalla poltrona vi arriva un “Ciao” sbiadito, lo vedete?, va tutto bene, è tutto nella norma, potete andare incontro a vostra madre che, appena ha sentito la chiave girare nella toppa, è emersa dal bagno. Ha messo su la sua faccia preferita, quella da melodramma; toccherà armarsi di pazienza e fare da contenitore-murodigomma, prepararsi ad assorbirne l’enunciato angosciato:

– Ho delle brutte notizie per noi – . Ma buongiorno anche a te, eh, mamma.

– Dimmi. Cosa c’è, che succede?

Si guarda intorno per controllare che lui non stia ascoltando e ti spinge lontano dal salotto, verso la cucina. Chiude la porta. Ti fissa. Non parla.

– Mamma per favore dimmi che c’è.

– Lui. Stamattina.

– Lui stamattina cosa?

– Ha fatto pipì.

– Eh. E quindi?

– L’ha fatta fuori, fuori dal balcone!

Diotipregono.  – Ma… e che ore erano? Sul balcone di preciso dove? Lo ha visto qualcuno? – . È arrivata Sherlock Holmes.

– Presto, era presto. No, fuori non c’era nessuno. Sul bonsai d’ulivo… – . Diotiringrazio, almeno non c’erano testimoni, cazzo il bonsai!

– …io l’avevo sentito, che si alzava e che andava in salotto. Ho pensato che era troppo presto per accendere la televisione e sono scesa dal letto per dirglielo, ma quando sono arrivata lui aveva già aperto la finestra del balcone e stava lì a…

– Ho capito. E tu che hai fatto?

– L’ho rimproverato, eh. Gli ho detto che non doveva farla là fuori, l’ho tirato via e sono andata a prendere uno straccio. Lo straccio è ancora lì sul balcone… però tu fai finta di non vederlo, fai finta di niente, mi raccomando! –  No problem mamma, è la mia specialità.

Torni in salotto per un giro di perlustrazione. Pare tutto in regola:

GilettiTimperiConti –

Tossetta finta –

Occhio vacuo – forse mamma s’è scordata di dargli la compressa di Memac. O quella di Ebixa? Avodart, si sarà scordata l’Avodart se poi è andato fuori a pisciare –

Camminata strascicata verso – no, ancora! il balcone.

In un balzo gli sei alle spalle, appena in tempo: – Pà, dove vai?

Lui si gira, non ti guarda, non replica al tuo rappel à l’ordre. Semplicemente, se ne torna stranito alle sue mute conversazioni con TimperiContiGiletti, siano benedetti: forse riusciranno a distrarlo prima che gli torni in mente di rifarla là fuori, davanti a tutti, sul povero bonsai. Gliel’avevi regalato quando aveva compiuto ottant’anni, e ancora apprezzava e distingueva concetti come il Valore Simbolico, il Rispetto delle Forme, la Decenza, le Funzioni Spazio-Temporali e Corporali.

Torni in cucina per dare il via libera a tua madre. – Stai tranquilla, fai le tue cose, adesso ci sto io qua – . Cambio turno per il sorvegliato speciale. L’arte sta nel controllarlo senza che lui se ne accorga; basta buttare ogni tanto un occhio in salotto, così, senza parere, pronti a scattare, a intervenire, nel caso stia… andando di nuovo verso il balcone, cazzarola!

– Pà, ma dove vai??

Lui torna indietro tossicchiando verso la blaterante balia di RaiUno; controlli si sia seduto in poltrona prima di riprendere la tua postazione di vedetta in cucina. Ancori le mani al lavello, fissi il rubinetto. Sgocciola. La guardiana alla pipì di papà no eh, questo no, Diotipregono, no, no.

Il cigolio della finestra del balcone interrompe la tua supplica al negativo. Ti fiondi di nuovo in salotto, ma lui è oltre, è già fuori: piega un po’ le ginocchia, porta le mani in avanti, e adesso cosa fai, lo sgridi, lo copri, gli tiri su i pantaloni, tiri via il bonsai, usi lo straccio che tanto è già lì, pronto a nuovi oltraggi, cazzo fai adesso?

Te l’ha fatta Franca, eh. Cazzo tu però anche in queste situazioni devi sempre trovare i giochi di parole, testina di copy che non sei altro. Difenditi, difenditi pure con l’ironia, eh Franca, mi raccomando, fai finta di niente, nega la tua sofferenza, il tuo dolore, fai la forte, fai la brava. Già c’è tua madre a fare di ogni cosa un melodramma, non ti ci mettere pure tu.

Lo straccio vola giù dal balcone, leggiadro e greve come un gabbiano ferito a morte, splaf!, e tu finalmente capisci. Ecco perché lui cercava di tornare là fuori. Ecco cosa voleva fare: mica la pipì un’altra volta… cancellare le prove della sua colpa, della sua vergogna, sbarazzarsi del corpo del reato, tornare sul luogo del misfatto! Da un ex secondino ci si deve aspettare anche questo.

Chissà quante ne avrà viste e sentite, in trent’anni e passa di carcere. Di quel periodo ti ha raccontato solo pochi scarni aneddoti, voleva tenertene fuori, evitare di contaminarti con il male altrui. Bravo papà, bravo, ottimo lavoro, scandito dall’ottimo, penitenziario payoff –

Vigilando Redimere,

trent’anni e passa e una medaglia d’argento al merito con su inciso

Vigilando Redimere,

anche sulla pergamena di congedo l’hanno scritto

Vigilando Redimere,

complimenti al secondino e anche al copy, trent’anni e passa, quasi un ergastolo…

Adesso però, su di te, chi vigila?

E dall’Alzheimer, chi ti redime?

Torni quatta quatta in cucina, lui non ha visto che tu hai visto, lui fa finta di niente tu fai finta di niente va tutto bene è tutto a posto. GilettiContiTimperi. Memac, Ebixa, Avodart. Mammamelodramma. Tutto. A. Posto.

 

 

 

Franca Di Muzio nasce a Chieti, cresce a Pescara come lettrice precoce e fin troppo onnivora, esplora l’Europa inseguendo amori e lavori. Nel frattempo, scrive: copywriter, editor e pubblicista, è autrice di racconti apparsi in antologie e su riviste e di un romanzo, segnalato al Premio Calvino. Di tanto in tanto, si ricorda di avere anche un blog