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Sexy Sadie

Foul Play

 

 

Questo racconto è dedicato a tutte le donne, alle mie amiche soprattutto, che quando non ci sarò più dovranno rispondere alle domande degli inviati di Federica Sciarelli, cercando di dribblare il pregiudizio ed eleggere la piena libertà d’espressione. Ma prima, una canzone: Sexy Sadie, Beatles. Sexy Sadie, what have you done? You made a fool of everyone. Mentre ascolto insistentemente questo brano Charles Manson ha annunciato le sue nozze in carcere e io non riesco a fare a meno di pensare a quanto sarebbe bello se a dirigere l’orchestra per la grande occasione fosse Phil Spector in persona. Stesso penitenziario, basterebbe così poco. In realtà sono ormai anni che Manson tenta di approcciare Spector con pizzini e canzoni, ma quest’ultimo pare non voler cogliere l’immensa fortuna che gli capita quotidianamente tra le mani. Sexy Sadie, you broke the rules. You laid it down for all to see. La Sexy Sadie della setta di Manson è deceduta nel 2009. Anche lei si è sposata in carcere, anche lei si è vista negare la libertà di parola per diciassette volte. Sexy Sadie aka Susan Atkins è stata la detenuta che ha scontato la pena più lunga in un carcere femminile del sistema penale della California. Dettagli.

One sunny day the world was waiting for a lover. She came along to turn on everyone.

Mentre ascolto insistentemente questo brano non sono ancora scomparsa, ma potrei. Non è detto che accada, ma in un attimo potrei non lasciare traccia e allora le persone sarebbero costrette a porsi delle domande, diverse domande per scoprire cosa mi sia successo, se il mio sia stato un allontanamento volontario, se me ne sia andata per sempre perdendo la testa, se qualcuno mi abbia aiutato in questo disegno o peggio. Magari quel qualcuno è intervenuto per farmi del male, nascondermi, tenermi in ostaggio e abusare di me. Peggio. Quel qualcuno voleva proprio togliermi il respiro, l’identità e allora di me non rimarrebbe nemmeno un corpo da occultare. Sciolto nell’acido o abbandonato in un burrone, mangime per uccelli e concime per la terra. Sexy Sadie, you’ll get yours yet. However big you think you are.

Ma non è questo a preoccuparmi. Ciò che non riesco a togliermi dalla testa sono le insinuazioni, le somme, i risultati che l’analisi del mio telefono provocherebbe. Basterebbe dare un’occhiata ai messaggi vocali e alle chat. Ecco poi spuntare immagini e chiavi di ricerca. Un intero archivio di numeri, nomi, proposte, filmati e foto a mio uso e consumo. Uomini, decine e decine di uomini immortalati nei loro istanti di massima stima. Inquadrati da terra, dal basso della loro migliore erezione, cappella mastodontica a celare un cranio piccolo piccolo. E poi quei video amatoriali, di loro in spoglie camere da letto o nel soggiorno illuminato appena per non disturbare famiglie che riposano nelle stanze accanto. Persino un producer del talent show di prima serata, che si assenta regolarmente durante la diretta per riprendersi in bagno, pantaloni calati, fibbia tintinnante sul pavimento e applausi in studio per l’ottima esibizione. E ancora cazzi, di ogni forma e dimensione, stretti da mani importanti o soltanto tra tre dita per non mortificare ciò che il resto del mondo ha già umiliato. We gave her everything we owned just to sit at her table. Just a smile would lighten everything.

Io amo quelle immagini, tutte, indistintamente. Mi fanno sorridere al mattino, mi tengono compagnia durante la giornata, mi cullano prima di andare a dormire. A volte mi eccitano persino. Forse è un hobby, di certo non è un lavoro. Se lo fosse avrei scelto di immortalare i volti di quella gente. Avrei scelto i loro sguardi, le loro bocche spalancate, le loro lingue tra i denti mentre ansimano sotto di me. Avrei catturato quel momento per un progetto fotografico ampiamente giustificato e protetto dall’oggi. E invece ho scelto i loro membri e ho deciso di non farne mostre o soggetti per calchi da museo. Ma quando scomparirò la mia collezione sarà incriminata e con essa le tracce di DNA maschile in una casa in affitto che detesto detergere con prodotti che cancellano per sempre le impronte. Amiche mie, verranno a chiedervi di me, con queste prove schiaccianti sul copione, RVM lanciati da uno studio che mostra il mio volto sullo schermo, soffocato a tratti da iniziali e istantanee oscurate qua e là. Amiche mie, ricordatevi del nostro patto e sorridete. Ero e resto una donna libera. Infatti sono ancora qui, a conservare materiale organico e a limarmi le unghie. Sexy Sadie, she’s the latest and the greatest of them all.

 

 

Laura Gramuglia è speaker, dj, autrice. È stata tra i conduttori di Weejay a Radio Deejay. Ha scritto di musica e stile su “Rolling Stone”, “Tu Style”, ha collaborato al progetto “Deejay nell’Armadio” e al lancio della piattaforma online radio e podcast “Spreaker”. Per Arcana ha pubblicato “Rock In Love – 60 storie d’amore a tempo di musica”, dal quale è stato tratto l’omonimo programma di Radio Capital, da lei ideato e condotto. Il suo ultimo libro si intitola “Pop Style – La musica addosso”. La potete trovare su Twitter.