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Serena Braida, “La sugna”

breakfast at tiffany's

 

 

Un avvocato chiama se stesso tirocinante se è, nei fatti, ancora un tirocinante. Poi diventa avvocato, e ha un nuovo nome. Non è chiaro se l’avvocato in nuce era avvocato anche prima dell’investitura ufficiale. Non è chiara la fisionomia della vocazione.

Da un po’, quando mi chiedono cosa faccio, invece di chiamarmi nomi uso una perifrasi, tipo “io scrivo”, “io canto”.

(Fitzgerald che tappezza le pareti con i rifiuti degli editori).

L’avvocato non andrebbe mai in aula senza il suo completo, quindi come funziona per uno scrittore, per un attore? Devo fare spazio nel mondo per qualcosa che prima non c’era, e devo convincere il mondo che quella cosa ha diritto di esistere, e come posso farlo se ho paura che i miei ultimi occhiali da sole anni cinquanta siano troppo anni cinquanta, e come posso farlo se devo censurare il mio culo. Come posso essere libera se devo prima essere attraente.

 

 

 

Avete appena letto un breve estratto da “La sugna”, il racconto di Serena Braida che fa parte dell’antologia  Quello che ho amato  (Utet).

 

Serena Braida è una scrittrice bilingue e performer. Ha iniziato a cantare negli anni novanta, al tempo degli eventi descritti nel suo racconto. La scrittura è arrivata poco dopo, sotto forma di diari frenetici, pessime poesie giovanili premiate da concorsi scolastici e locali, e piccole collaborazioni giornalistiche. Dopo la laurea in Storia nel 2011 si è trasferita a Londra, dove sta completando un master in Studi Critici e Culturali, e dove canta jazz, folk e polifonia.

 

Ecco dove potete trovate “Quello che ho amato”:

Amazon

IBS

la Feltrinelli

De Agostini Libri

Libreria Universitaria

Mondadori Store 

 

E qui, invece, trovate “Quello che ho amato” in versione ebook:  

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Amazon

iTunes Libri

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