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Quello che hai amato

 

 

State per leggere undici storie d’amore molto diverse tra loro. Al centro di queste storie trovate le città, le case, gli oggetti, le persone, le famiglie, il lavoro, le immagini, gli uomini e le donne: i legami che durano per tutta la vita e quelli che segnano un momento di passaggio; le scelte accurate, le decisioni impulsive e le conseguenze di entrambe.

Questa antologia nasce dal mio desiderio di leggere racconti inediti di dieci scrittrici italiane. A tutte loro ho fatto la stessa domanda: raccontami quello che hai amato. Le autrici erano libere di muoversi in qualsiasi direzione, bastava che la storia fosse vera. Per molte di loro – autrici di romanzi, saggi, reportage – dire “io” era una novità quasi assoluta. Tutte si sono messe in gioco, e gliene sono grata. Attraverso i loro racconti ho sentito che stavo cominciando a conoscerle.

 

Per cominciare a conoscere qualcuno, devo vedere cosa gli provoca una reazione forte. Il modo più semplice è fare una domanda. Che cosa ami?

Scelgo questa domanda perché non ho idea di quale risposta sto per ricevere. L’amore, in concreto, prende forme strane e specifiche, e l’amore come concetto si può intendere in migliaia di modi. Che cosa ti piace? Che cosa ti muove? A cosa scegli di dare importanza? Che cosa ti spinge a cambiare, o a stabilire una tregua con una parte di te?

Se esiste un collegamento tra queste scrittrici italiane, è il forte senso dell’identità individuale: la maniera in cui sta sempre cambiando, unita alla consapevolezza che alcune parti di noi, nel bene e nel male, sono destinate a farci compagnia per molto tempo.

 

Ho cominciato a raccogliere storie personali dopo averne scritta una io. Si intitolava Il corpo non dimentica, e aveva fatto di me una scrittrice migliore di quella che ero stata in passato, perché ero l’unica in grado di raccontare quella storia in particolare.

Una volta finito Il corpo, ho sentito che volevo leggere le storie degli altri e che volevo leggere più donne. Era il mio modo di uscire dall’isolamento. Avevo scritto la storia di una donna, è vero, ma mi portavo dietro un fondo di ostilità verso la parola scrittrice – un’antipatia soffocata e logorante verso chi temevo mi togliesse spazio perché avevamo in comune la professione e il sesso di nascita. Alla domanda “che lavoro fai?”, rispondevo “faccio lo scrittore”. Ma la questione andava affrontata, se volevo anche solo sperare di metterla tra parentesi in un momento successivo.

Ho fondato una piccola rivista online dedicata ai racconti personali, “Abbiamo le prove”. Ho deciso di pubblicare solo donne. È stato un buon inizio.

Questo libro è un passo in avanti. Sono felice di averlo fatto: lavorare come curatrice, in una raccolta di racconti, significa dedicare alle parole di un’altra autrice molta più attenzione di quanta ne riservi alle tue. (E infatti: nelle ultime pagine trovate un racconto scritto da me; posso solo dire che è molto breve.)

 

Scrivere in prima persona è comunque una forma di liberazione. Non sono gli altri a parlare di te; sei tu a raccontare te stessa, qui e ora, in base a quello che hai fatto, ricevuto e assorbito. Sei tu a decidere che cosa è importante sapere sul tuo conto.

Buona lettura.

 

 

 

Avete appena letto l’introduzione di Violetta Bellocchio alla raccolta di racconti Quello che ho amato (Utet).

 

Potete trovate il libro-di-carta qui:

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IBS

la Feltrinelli

De Agostini Libri

Libreria Universitaria

Mondadori Store 

 

E qui, invece, trovate il libro in versione ebook: 
Amazon

iTunes Libri

Google Play

Kobo

 

 

Violetta Bellocchio è l’autrice di “Il corpo non dimentica” (Mondadori, 2014), che fino a prova contraria resterà il suo libro migliore. Ha fatto parte di “L’età della febbre” (minimum fax, 2015). Ha curato l’antologia di nonfiction “Quello che hai amato” (Utet), in libreria dall’8 settembre. La potete trovare anche su Twitter.