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Perché Buffy mi ha cambiato la vita

Buffy the Vampire Slayer, "Once More with Feeling"

Bentornati a I fermo-immagine della nostra vita, dove voi raccontate quello che vi è successo mentre stavate guardando altro. 

 

 

Negli ultimi giorni, dopo tre anni di stare insieme e due di vivere insieme e sei mesi di avere un gatto nero insieme, il mio coinquilino mi ha chiesto di fargli vedere Buffy.

Abbiamo cominciato dal pilot, datato 1997: una brutta fotografia, recitazione ancora molto impostata (per la prima volta noto con tenerezza le evidenze della carriera teatrale di Mr Giles, una gestualità ampia ed eccessiva mal combinata con l’aplomb british che dovrebbe trasmettere), scarsa alchimia tra i personaggi, effetti speciali da recita scolastica. Dissolvenze, dissolvenze ovunque. Mi è piaciuto un casino. Durante quest’ultima – di tante – visione del pilot volevo piangere e ridere e abbracciare tutti quanti, coinquilino e gatto compresi, perché loro, anche se non lo sanno, sono nella mia vita un po’ per merito di Buffy.

Timeline autobiografica: la serie comincia nel 1997 negli Stati Uniti, arriva in Italia nel 2000, comincio a seguirla intorno al 2001: a casa mia la tv non viene accesa spesso, devo recuperare gli episodi da un’amica, dedico il primo pomeriggio alla visione quando Italia 1 lo trasmette dopo pranzo. Buffy mi piace perché combatte. A un certo punto raccolgo il coraggio per confessare alla mia migliore amica che Buffy mi piace più di Dawson’s Creek. Avevo 15 anni, me lo ricordo ancora, l’ho vissuto come un necessario tradimento.

Nel 2004 – ho 16 anni – mi iscrivo al forum di Buffymaniac.it, un sito dove andavo a leggermi i riassunti degli episodi dopo aver visto gli episodi, e i trivia, e gli errori di adattamento, e gli articoli buffi sulle acconciature improbabili. (Buffy, se l’avete visto lo sapete, soffre di un bruttissimo caso di “anni Novanta”). Sapevo già di volermi trasferire a Milano per l’università, ma è diventata un’ipotesi concreta solo quando ho capito che vi avrei trovato una base di relazioni umane: a 18 anni parto, gli amici del forum diventano famiglia di adozione; conosco Alice, del mio stesso forum e della mia stessa facoltà e perenne pilastro delle avventure successive. Nel 2007 la famiglia adottiva e io fondiamo Serialmente, che mi porterà a conoscere altre persone, piccoli nodi a una rete di relazioni in espansione. Grazie al mio lavoro su Serialmente ho la possibilità di mandare il curriculum al Post, di conoscere ancora un po’ di persone, comincio a scrivere per Grazia: il Post mi porta alla Blogfest, sul mio tesserino sotto al nome del giornale scrivo “Serialmente”, conosco l’attuale coinquilino che poi conoscerà la mia famiglia adottiva e ne diventerà parte importantissima, la più importante.

Arrivati qui, va detto: Buffy è una serie oggettivamente bellissima, profonda, stratificata, aggettivo, aggettivo, aggettivo. I primi episodi, o una fruizione saltuaria e superficiale, non dicono nulla delle corde che sa toccare la serie. Ma a me ha cambiato la vita per ragioni che non sono il sottotesto femminista e i demoni della crescita. Non ho imparato la kickboxing e non ho malmenato i molestatori nei vicoli bui. (Qui aggiungo, parentesi, purtroppo. Ragazze là fuori: imparate la kickboxing, o il judo, o un’arte marziale a caso e se qualcuno vi mette le mani addosso pestate forte. Firmato: una che non l’ha fatto).

Fatto sta che se nel 2001 il mio telefilm preferito fosse rimasto Dawson’s Creek oggi avrei altri amici, un altro lavoro, altri hobby. Sarei una persona diversa. Immagino che tutte le vite abbiano un elemento generativo di reazioni a catena che ne determina lo sviluppo. Il mio è Buffy.

 

 

Chiara Lino fa la designer. Scrive di televisione, cinema, libri e tutto ciò che ci passa in mezzo. Collabora a Linkiesta