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Violetta Bellocchio, “L’ospite non dorme mai”

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Nell’unica occasione in cui, sì, tornando a casa ho trovato una finestra forzata perché era davvero entrato qualcuno, ho fatto la cosa intelligente: sono scappata dalla porta d’ingresso, sono corsa al piano di sopra a cercare un vicino, ho chiesto a lui di chiamare il 113, e abbiamo aspettato insieme che arrivassero due poliziotti a verificare il danno, a confermare il punto d’entrata, a prendere atto dei vetri infranti sotto la finestra del soggiorno.

Uno dei poliziotti si è segnato il mio numero di telefono, in cima a una pagina vuota di un blocco per appunti, mi ha chiesto come poteva trovarmi e io gli ho dato il mio numero, sembrava parte della procedura: due giorni dopo, mentre aspettavo che scattasse il semaforo in piazza Medaglie d’Oro, mi è arrivato un messaggio che cominciava con “Ciao! Sono il poliziotto dell’altra sera. Ti ricordi di me?”.

Non gli ho risposto “… puoi essere più preciso?”, anche se la tentazione era forte. Ho sentito che dovevo stare molto attenta a cosa dicevo. La mia risposta andava avanti una lettera alla volta. (“Ciao, sì, mi ricordo, sto bene adesso…” … grazie?) Non dovevo incoraggiarlo e non dovevo respingerlo in maniera chiara; non dovevo peggiorare la mia posizione. Era una corda molto sottile.

 

 

Avete appena letto un breve estratto da “L’ospite non dorme mai”, il racconto di Violetta Bellocchio che fa parte dell’antologia  Quello che ho amato  (Utet).

 

 

Violetta Bellocchio è l’autrice di “Il corpo non dimentica” (Mondadori, 2014), che fino a prova contraria resterà il suo libro migliore. Ha fatto parte di “L’età della febbre” (minimum fax, 2015). La potete trovare anche su Twitter.  

 

 

 

Ecco dove potete trovate “Quello che ho amato”:

Amazon

IBS

la Feltrinelli

De Agostini Libri

Libreria Universitaria

Mondadori Store 

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E qui, invece, trovate “Quello che ho amato” in versione ebook:  

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iTunes Libri

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