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Prima di tutto sono arrivata seconda

Photo Credit: AP Photographie  via Compfight cc

 

Nonostante io sia più grande di mio fratello di sei anni,‭ ‬non sono mai stata figlia unica nemmeno per un breve lasso di tempo.

Quello che so di mia sorella è molto poco e lo so per qualche parola capitata a caso o a sproposito.

Ho scoperto la sua esistenza una mattina di fine estate,‭ ‬quando il caldo della pianura padana bruciava meno la pelle,‭ ‬l’afa non ti si appiccicava ovunque e le scuole erano aperte da qualche giorno.

Avevo accompagnato mio padre al cimitero a portare i fiori sulla tomba della nonna.‭

Siccome non sapevo ancora leggere e la mano di mio padre avvolgeva la mia facendola sparire,‭ ‬chiesi,‭ ‬allungando il dito indice verso la lapide,‭ ‬che cosa ci fosse scritto poco più in là della foto,‭ ‬che mai la nonna mi era sembrata più in bianco e nero di così.

Lui rispose laconico:

Lì c’è il nome di tua sorella,‭ ‬è morta quando aveva solo un giorno,‭ ‬si chiamava Elena,‭ ‬ma non nominarla alla mamma altrimenti piange ancora.‭ 

Seguirono una serie di domande.‭ ‬Dov’è finita,‭ ‬perché non c’è più,‭ ‬era bella,‭ ‬era brutta,‭ ‬la mamma che cosa ha detto,‭ ‬perché la mamma piange ancora,‭ ‬quando è successo,‭ ‬io non ho capito ma forse si,‭ ‬era uguale a me,‭ ‬ha riso almeno una volta,‭ ‬aveva già le lacrime,‭ ‬di che colore aveva gli occhi,‭ ‬i capelli erano ricci,‭ ‬le mani avevano già le unghie.

Mio padre è una persona pragmatica,‭ ‬ha la sensibilità di un comodino,‭ ‬non ricordo quali fossero le risposte.‭ ‬Ricordo la sensazione di vuoto,‭ ‬il silenzio di un posto senza suoni,‭ ‬l’immobilità dei colori,‭ ‬ricordo di essere stata incredula per uno spazio temporale indefinito,‭ ‬ricordo che la mia mano sparì di nuovo nella sua.‭

Forse andammo via e al cimitero non mi portò più.

Era il periodo in cui mia madre era incinta di mio fratello,‭ ‬indossava quei lunghi vestiti colorati con fiorellini a contrasto,‭ ‬spalline fini,‭ ‬portava i capelli come Farrah Fawcett in Charlie’s Angels,‭ ‬solo di un deciso colore nero,‭ ‬occhiali da vista grandi e spessi.‭ ‬Ogni tanto mi capitava di spiarla da dietro le porte per osservala sola.‭ ‬Era un’immagine pacata,‭ ‬serena.‭ ‬La sentivo canticchiare canzoni stonate mentre tagliava la verdura,‭ ‬le guardavo in continuazione il grande pallone che aveva al posto della pancia e mi chiedevo se fosse vero che,‭ ‬lì dentro,‭ ‬ci potesse essere qualcosa che avesse la forza di vivere come me,‭ ‬senza dover finire dentro una tomba insieme alla nonna e all’altra sorella.

Così alla fine glielo chiesi.

Mamma,‭ ‬perché la mia sorella dentro la tomba è morta‭?

A bruciapelo,‭ ‬senza preavviso.‭ ‬Tra una canzone stonata e una réclame.‭ ‬Con i miei occhi normali e i miei capelli dritti.‭ ‬Dovetti alzare la testa per guardarle i movimenti delle labbra.

Lei si toccò la pancia,‭ ‬con la mano leggera.‭ ‬Piccoli movimenti circolari,‭ ‬quelli che fanno tutte le donne quando aspettano un bimbo.‭ ‬Esitò un attimo,‭ ‬poi con voce ferma,‭ ‬mi disse:‭

Elena è diventata un angelo ed è volata in cielo.

Si voltò e fu come se mi fece sparire.‭ ‬Non mi accarezzò la testa,‭ ‬non mi abbracciò,‭ ‬non disse più niente.‭ ‬Tornai a spiarla da dietro la porta,‭ ‬sperando ricominciasse a cantare insieme alla réclame,‭ ‬certa di non avere fatto la domanda corretta,‭ ‬con il vuoto che già conoscevo tra le mani e la testa.

Le altre cose che so di lei sono pezzettini di un puzzle.‭

Lei era molto bella e mia mamma si era arrabbiata quando la gente le diceva che io le assomigliavo.‭ ‬Non era così.‭ ‬Lei assomigliava ad una bambina di una pubblicità su un giornale,‭ ‬mia madre aveva ritagliato la pagina,‭ ‬accuratamente l’aveva conservata in un cassetto sotto i vestiti.

Io no.‭ ‬Non assomigliavo a niente di così perfetto.‭ ‬Non che non fossi bella ma ero diversa,‭ ‬così mi aveva confermato in un momento di acuta sincerità verbale.‭

La causa che ha provocato la morte non è mai stata chiarita.‭ ‬Morte in culla.‭ ‬Ha ingerito liquido amniotico.‭ ‬Forse il cuore era debole.‭ ‬La verità non c’è,‭ ‬non l’ha trovata nessuno.‭ ‬Mio padre,‭ ‬mia zia e‭ ‬i parenti tutti volevano denunciare l’ospedale.‭ ‬Alla fine hanno desistito e si sono limitati a far nascere me e i miei cugini in altre strutture.

Il funerale è stato organizzato qualche giorno dopo,‭ ‬mia madre non riusciva ad alzarsi dal letto,‭ ‬mio padre non pianse per non deturpare la sua figura imponente.

Il dolore di mia madre è stato per tutta la vita un dolore sordo.‭ ‬Qualcosa che rimbalzava di stanza in stanza,‭ ‬un’ombra persistente appoggiata sulla schiena.‭ ‬Un dolore esausto,‭ ‬come se un pezzo del suo esile corpo fosse andato perduto.‭ ‬Anche dopo me,‭ ‬dopo mio fratello,‭ ‬dopo le notti insonni,‭ ‬dopo altri dolori,‭ ‬dopo tutta la vita passata dicendo di avere due figli,‭ ‬senza dimenticare il respiro di una bimba andato via veloce.‭ ‬A volte è stato come un’eco,‭ ‬sembrava non finire mai,‭ ‬in caduta libera senza una fine,‭ ‬a volte era rassegnato,‭ ‬a volte sembrava un fiume in piena in cerca di un argine.‭ ‬Sempre e comunque un dolore persistente,‭ ‬con cui non si vorrebbe vivere ma si impara a convivere.‭ ‬Qualcosa che le persone esterne non avendolo vissuto hanno scordato,‭ ‬come fosse indispensabile dimenticare nel più breve tempo possibile,‭ ‬qualcosa di cui mia madre ha parlato sempre meno.‭ ‬Ed era proprio lì,‭ ‬in tutto quel silenzio,‭ ‬che la sua presenza,‭ ‬il suo ricordo,‭ ‬diventava imperante.

Io sono stata,‭ ‬per tutta la vita,‭ ‬una spettatrice assidua e senza parola.‭ ‬Come se non mi riguardasse,‭ ‬come se ne fossi sempre stata esclusa.‭

Ho capito cosa c’era oltre quella sofferenza solo dopo molto tempo,‭ ‬quando la mia amica L.‭ ‬ha perso un bimbo ad un mese dal parto,‭ ‬in una notte senza stelle.‭ ‬Dopo averlo tenuto in braccio per un po‭’‬,‭ ‬dopo aver pianto tutte le lacrime senza vedere una fine,‭ ‬dopo la rassegnazione,‭ ‬mi disse che se anche dovesse avere un altro figlio,‭ ‬non sarà mai come il primo,‭ ‬quell’amore così cieco e così unico è riservato.‭ ‬Ha un nome.‭ ‬Non importa per quanto lo vivi,‭ ‬se per un’ora,‭ ‬un giorno o una vita.‭ ‬Non c’è più ma non si‭ ‬esaurisce.‭ ‬Ce ne sarà un altro.‭ ‬Comunque immenso,‭ ‬comunque essenziale.

Ma mai così cieco,‭ ‬assoluto.

E‭’ ‬stato in un istante che ho compreso,‭ ‬per la prima volta e prima di tutto,‭ ‬di essere arrivata seconda.

 

 

 

Laura Bernardelli è nata a Lodi. Era fermamente convinta che avrebbe girato il mondo e non si è mossa di un chilometro. Ha un blog, Laura per caso.