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Quando iniziai a sanguinare in maniera imbarazzante,‭ ‬mi trovai in debito con un inglese morto quattro anni prima della mia nascita e scoprii quanto facilmente ci si adatta a molte cose

Photo Credit: JD Hancock via Compfight cc

Bentornati nel mondo di  La mia cartella clinica da 20 Kg (lastre escluse), in cui Marta Maria Casetti ci racconta, di preciso, cosa non è andato come avrebbe dovuto nella sua storia medica di corpo/mente/cose.  

Mettetevi comodi.

(capitolo zero)

 

 

Nel gennaio‭ ‬1991‭ ‬avevo compiuto tredici anni da meno di due settimane.

Ero al campo scout invernale‭; ‬da qualche tempo ero finalmente riuscita ad essere anche io nel campo delle‭ “‬signorine‭”‬,‭ ‬come si diceva all’epoca di mia nonna e anche alla mia.‭ ‬Tutto andava bene,‭ ‬avevo anche scritto la scenetta di quella sera.‭ ‬L’unico inconveniente:‭ ‬quei‭ “‬problemi da signorina‭” ‬sembravano essere un po‭’ ‬più abbondanti del solito.‭ ‬Quella sera l’inconveniente non sembrava tale:‭ ‬era.‭ ‬Perdevo così tanto sangue da non potermi alzare dal letto senza rischiare di svenire.‭ ‬Venni portata a uno degli ospedali della valle‭; ‬non pareva esserci nulla di grave ma per buona misura si decise di chiamare i miei genitori e farmi venire a prendere il giorno dopo.‭

Il giorno dopo io ero a Milano e il sedile dell’auto di mia madre era completamente pieno di sangue.‭ ‬Salimmo un attimo in casa,‭ ‬giusto il tempo di scoprire che c’erano entrati i ladri ma avevano rubato solo un’orribile cornice regalata da una zia antipatica‭ (‬grazie,‭ ‬ladri‭)‬.‭ ‬Non restava che andare al‭ ‬Regina Elena.‭ ‬Per i non milanesi o i più giovani,‭ ‬una nota storica:‭ ‬il‭ ‬Regina Elena era un ottimo ospedale specializzato in ginecologia e pediatria nel centro di Milano,‭ ‬nelle cui stanzette singole tutte le cugine ultra-borghesi di mia madre erano andate a partorire.‭ ‬Ora è stato accorpato,‭ ‬ovviamente.

La dottoressa di guardia mi vide subito.‭ ‬Il primo esame ginecologico della mia vita venne superato quasi a pieni voti grazie allo stordimento combinato da pressione bassa e da paura cieca per una situazione sempre più fuori dal mio controllo.‭ ‬Dieci minuti dopo evitavo di guardare mentre mi infilavano nel braccio l’ago per la trasfusione,‭ ‬dodici minuti dopo mi chiedevo curiosa di chi fosse quel sangue che mi stavano infilando nel braccio.‭

Dopo un paio di ore passò il carrello della cena e fu il turno di una scoperta che avrei preferito evitare:‭ ‬durante una trasfusione non si mangia.‭ ‬Seconda scoperta,‭ ‬anche peggiore:‭ ‬il carrello arrivava,‭ ‬passava,‭ ‬non tornava fino al giorno dopo.‭ ‬Ma qualche ora dopo arrivò una specie di fata buona:‭ ‬una dottoressa dal nome teutonico aveva tenuto da parte una bistecca e delle patate e me le portò non appena mi staccarono la sacca del sangue,‭ ‬deliziose.‭ ‬Qualche ora dopo,‭ ‬quando le medicine contro la dismenorrea iniziarono a fare effetto e il mio utero iniziò a contrarsi furiosamente,‭ ‬ogni delizia era andata.‭ ‬Una vicina di stanza entrò e chiese se avevo le doglie.‭

 

La mattina dopo la trafila ricominciò,‭ ‬con l’aggiunta di un esame del sangue di routine alle sei del mattino‭; ‬nonostante tutto il sangue da cui ero stata circondata fino a quel momento,‭ ‬chiusi di nuovo gli occhi per il prelievo.‭ ‬Nel pomeriggio arrivarono i risultati:‭ ‬la diagnosi di dismenorrea era completamente sbagliata.‭ ‬La cascata di sangue,‭ ‬che anni dopo mi permise di vedere‭ ‬Shining sbadigliando con fare‭ ‬blasé,‭ ‬era dovuta a una piastrinopenia.

Una piastrinopenia è esattamente quel che un’analisi etimologica del nome porta a dedurre:‭ ‬un livello troppo basso di piastrine nel sangue.‭ ‬Se sei in un ospedale ginecologico-pediatrico e hai dodici anni o meno,‭ ‬vieni trasferita nel reparto di pediatria.‭ ‬Dai tredici anni in su la medicina ti considera un adulto,‭ ‬e vinci un viaggio in ambulanza verso un buon reparto di ematologia nel traffico milanese del mattino‭ (‬velocità massima:‭ ‬avevo una tartaruga che andava più spedita,‭ ‬si chiamava Minerva,‭ ‬ma non divaghiamo‭)‬.‭ ‬La destinazione prescelta per il mio caso era la Clinica del lavoro Luigi Devoto,‭ ‬che è un ospedale pubblico e non una clinica privata,‭ ‬casomai vi siate fatti delle idee.

Degli infermieri cortesi mi accompagnarono al mio letto in una grossa stanza da otto.‭ ‬I sorrisi da tutte le signore alla nuova arrivata mi mostrarono in un attimo i vantaggi dell’essere la minore tra i maggiori piuttosto che la maggiore tra i minori.‭ ‬Dottori sempre cortesi mi spiegarono che per una buona diagnosi avrei dovuto fare un prelievo di midollo,‭ ‬e che il prelievo di midollo faceva male anche con l’anestesia.‭ ‬Rapido conto:‭ ‬quando i dottori ti dicono‭ “‬non fa male,‭” ‬fa male.‭ ‬Se i dottori ti dicono‭ “‬fa male,‭” ‬fa peggio.‭ ‬Non so come in mezzo al panico arrivai all’idea:‭ ‬«Posso leggere‭?‬» Beh,‭ ‬sì,‭ ‬potevo leggere se avevo qualcosa,‭ ‬l’esame era dieci minuti dopo.‭ ‬Afferrai‭ ‬Il signore degli anelli,‭ ‬mi portarono in una stanzetta,‭ ‬mi piazzarono su una specie di tavoletta,‭ ‬sdraiata a pancia in giù sul letto.‭ ‬Punturona.‭ ‬«Ehi,‭ ‬fa male‭!‬» «Era l’anestesia.‭»‬ (Scena che ritrovai lustri dopo in‭ ‬Captain America.‭) ‬Decisi di andare sul deciso:‭ ‬sesto libro,‭ ‬capitolo terzo,‭ ‬Monte Fato.‭ ‬Frodo,‭ ‬Sam e Gollum mi presero così tanto che la sensazione che mi stessero stappando un osso con un cavatappi‭ (‬non troppo distante da quanto accadeva alle mie spalle‭) ‬quasi sparì.‭ ‬Un inaspettato vantaggio fu che l’aneddoto della mia tattica girò tra i medici e guadagnò un notevole rispetto alle mie doti di paziente.

La diagnosi finale:‭ ‬Porpora Trombocitobenica Idiopatica. La prima parte sta per “ti vengono delle macchiette rosse, dette petecchie.” La seconda parte sta per “invece di avere tra centocinquantamila e quattrocentomila piastrine per microlitro di sangue ne hai decisamente meno.” La terza parte sta per “e non sappiamo perché diamine succeda.”

 

La prima linea di attacco,‭ ‬almeno nel‭ ‬1991,‭ ‬consisteva di due parti:‭ “‬ti piazziamo in ospedale‭” ‬e‭ “‬ti bombardiamo di corticosteroidi.‭” ‬La prima parte portò a un grandioso regalo:‭ ‬una piccola ma elegante televisione della Brionvega da tenere sul comodino.‭ ‬Dalla notte del‭ ‬17‭ ‬gennaio la programmazione del minuscolo schermo venne di fatto decisa dalle infermiere con fidanzati a rischio di leva, il che si trasformò in un maggiore accesso a più compagnia e informazioni di prima mano sul mio quadro clinico: i successi della tecnologia. La seconda parte portò probabilmente un aumento delle azioni della BRUNOFARMACEUTICI SpA,‭ ‬che produceva il‭ ‬Deltacortene‭ (‬prednisolone), accompagnata a una diminuzione delle azioni di qualunque produttore di zucchero: il mix di cortisone e zucchero pare sia un’ottima ricetta per il diabete.

Intanto,‭ ‬a colpi di un prelievo ogni mattina,‭ ‬ogni traccia di nervosismo davanti agli aghi si dileguò per sempre.‭ ‬Non ci volle molto perché iniziassi a chiedere dei codici di colore delle‭ ‬farfalline usate per la pratica e rompessi le scatole perché si usasse quella verde o al più quella blu.

Venticinque giorni dopo uscivo dall’ospedale.‭ ‬Lentamente ripresi i contatti con i dessert.‭ ‬L’osservazione che‭ ‬Taveggia‭ (‬per i non-milanesi:‭ ‬una delle pasticcerie di lusso migliori di Milano‭) ‬era giusto a portata per la colazione che seguiva il mio prelievo settimanale fu la ciliegina sulla torta.‭ ‬La notizia che il prelievo mi avrebbe fatto saltare giusto le due ore di educazione fisica fu la montagna di panna montata a lato,‭ ‬e nemmeno un tema sulle regole della pallavolo per una professoressa che scriveva‭ ‬Un gioco o uno sport che più mi piace intaccò il buonumore.‭

Avevo un mucchio di aneddoti interessanti da raccontare,‭ ‬e la mia speranza di entrare nelle grazie dell’Isabella che mi aveva iniziato ai Beatles era ai massimi storici,‭ ‬nonostante fossi sempre un’imbranata senza ragazzi‭ (‬nel senso di maschi‭) ‬intorno.‭ ‬Le dosi dell’amico‭ ‬Delta si ridussero fino a scomparire,‭ ‬passai gli esami di terza media,‭ ‬mi iscrissi al‭ ‬Liceo Ginnasio G.‭ ‬Parini dove trovai compagni che non mi guardavano in cagnesco perché leggevo libri.

Il ventuno dicembre ero nella vasca da bagno pensando al mio quattordicesimo compleanno e al prossimo campo invernale,‭ ‬quando notai qualcosa di curioso e chiamai mia mamma.‭

 

 

[continua]

 

 

 

Marta Maria Casetti   è milanese e da quasi dieci anni londinese. Spesso è su Twitter.