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La forza del ciclamino [pt. 3]

Illustrazioni di Benedetta C. Vialli

Siamo di nuovo in compagnia della storia in più parti che Bianca ha scritto e Benedetta ha illustrato per noi. Parte 3 di 4.

Dopo alcuni mesi in cui lo stress è notevole, decido di lasciare il negozio per dedicarmi meglio al magazine. La scelta non si rivela saggia, perché trascorse alcune settimane il responsabile e fondatore della rivista cominciano ad accumulare debiti, non riesce più a pagare chi firma gli articoli, aumentano i giorni in cui ci chiede di attendere ancora un po’, che i soldi arriveranno. Continuo a scrivere, provo ad avere fiducia pur fiutando aria di disfatta. È difficile dirsi che certe cose bisogna mollarle lì dove sono, perché sono le stesse che vivono nei giardini della nostra immaginazione, le coltiviamo con cura come gli amori platonici, li facciamo sbocciare quando il desiderio diventa incontrollabile ma fuori, nella realtà, sono bolle di sapone che ci sfuggono dagli occhi, si fanno asciugare dal vento lasciandoci inermi a guardare.

Poi arriva l’alluvione, e sulla città si abbatte l’inferno.

È una mattina che si allaga furiosamente, fa esplodere asfalti e dilania ponti, semina dispersi e svuota interi condomini. In questo scenario apocalittico, decido di non andare in ufficio per non rischiare di essere travolta dall’acqua e mettere a repentaglio la mia vita. Chiamo Lui sul cellulare, dal cielo sta venendo giù il finimondo. Quando Lui mi risponde, gli dico che come saprà la Protezione civile ha dato allerta rossa e la situazione è drammatica, quindi per tutelarmi resterò a casa. Inoltre, l’edificio dove lavoro è molto vicino al torrente esondato, non ha senso mi metta in pericolo. Lui mi dice che va bene, comprende la mia scelta, spera solo non ci siano utenti con urgenze.

Dopo un’ora, poco dopo quello che dovrebbe essere l’orario di apertura dell’ufficio, Lui mi richiama in preda all’ansia, dicendo che devo assolutamente andare al lavoro, ci sono già tre persone arrivate da fuori che vogliono visti urgenti.

Stringo i pugni. Fuori incalza il disastro.

La mia risposta è no.

Lui mi dice di non farla lunga, che sono tutti in ufficio e che se c’è da lavorare bisogna lavorare, insomma.

La mia risposta torna ad essere no.

Gli dico che non importa cosa fanno gli altri, non ho nemmeno uno straccio di contratto che possa tutelarmi, ci pensi meglio la prossima volta.

Lui glissa, lo fa come se stesse parlando ad un infante. Convinto di poter indebolire la mia determinazione, mi dice che mi pagherà un taxi per arrivare in ufficio.

Le auto galleggiano per le strade, e Lui pensa di chiamarmi un taxi.

Al mio ennesimo fermo rifiuto, sento il suo tono di voce farsi incredulo, per poi cedere rassegnato.

“È assurdo, dovrò chiamare Giorgio, spero che almeno lui venga” .

La telefonata si conclude così. Dentro ho un cataclisma, spero che Giorgio faccia squadra insieme me e non accolga la richiesta di Lui, andando al mio posto. Anche Giorgio è alle mie stesse (non) condizioni, se si unisse al mio rifiuto potrebbe essere un messaggio chiaro.

E invece Giorgio in un’ora è al lavoro, non mi telefona nemmeno per confrontarsi, non mi dice niente. Esce di casa e va sostituirmi. Quando lo chiamo per dirgli che avrei preferito me lo dicesse prima, che sta mettendo a rischio la sua vita, che se non sono andata c’è un motivo chiaro, lui non riesce a cogliere il punto, litighiamo, poi la telefonata s’interrompe bruscamente.

Sono sola, davanti alla finestra della mia stanza, i vetri come pozzanghere.

Quando lunedì rientro al lavoro, la città è devastata. Si conta un morto, un uomo che hanno trovato annegato a dieci minuti dal mio ufficio.

Lungo la via ci sono camion con grandi tubi neri infilati nei negozi, nei bar, nei palazzi. Risucchiano l’acqua che ha abbattuto ogni cosa. Per le strade molte persone sono scese a spalare fango, c’è chi scatta fotografie, il traffico è deviato, ci sono buchi e frane ovunque. Acqua che ristagna dappertutto.

 


Bianca Bertazzi [testi] nasce a Genova nel 1987. Si laurea a Rimini in Culture e Tecniche della Moda, scegliendo poi di percorrere altre strade, facendo lavori sempre diversi e sempre più vicini alla sua passione: scrivere. Oggi lavora in libreria, spulcia tra le righe fitte degli altri, sperando un giorno di catalogare anche il proprio  nome nella lista degli autori. I suoi racconti sono stati pubblicati da alcuni siti e blog tra i quali Squadernauti, Inutile e Spaghettiwriters. È affascinata dall’aspetto tragicomico della vita e usa Facebook per celebrarlo senza attese.

Benedetta C. Vialli [illustrazioni] nasce sulle montagne trentine ma approda in laguna veneta per studiare arte. Ha iniziato a disegnare ancor prima di imparare a parlare, copiava le illustrazioni dei libri e dei fumetti che trovava in casa e le sue prime commissioni risalgono al tempo dell’asilo. Per anni si è sporcata le mani con tempere, acquarelli e graffite ma da qualche tempo ha incontrato una gigantesca tavoletta grafica e da allora non la molla più! Presta il suo talento a blog, siti e riviste, trovate i suoi lavori su: Soft Revolution, L’Insicuro, Vice, Uonnabi e tanti altri.