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La figlia

campo di lavanda

Essere figlia non è mai facile, essere madre nemmeno. Tutto il mondo intorno che può esserci dentro un rapporto madre e figlia, nel racconto di Chiara.

Hanno parcheggiato vicino all’ingresso del manicomio dove fu ricoverato Van Gogh, davanti a un campo di lavanda ancora sfiorito. O già sfiorito? La figlia l’ha chiesto più volte alla madre.

Quando fiorisce la lavanda?

Ma non ricorda la risposta.

È quel tipo di risposta che lei non ricorda mai.

Non entrano subito, si concedono una merenda. La figlia resta in auto, la portiera del passeggero aperta, mentre la madre è in piedi di fianco a lei.

La figlia apre uno yogurt. Nonostante siano in vacanza, la madre ha organizzato tutto: è contenta quando la figlia è a dieta. La madre è ossessionata. Pensa che la figlia sarà felice solo da magra. L’amore non è contemplato.

 

Gli inizi di giugno nel sud della Francia sono caldi, quindi si indossano magliette. Le magliette scoprono le braccia e rivelano segreti, ma la figlia è ormai certa della cecità degli altri.

Questa volta però la madre vede.

“Cos’hai fatto alle braccia?”, chiede indicando le cicatrici sul braccio destro.

“I gatti.”

Ci credono tutti e ci crede anche lei, e alla figlia sembra assurdo. Le ferite dei gatti sono seghettate e difficilmente restano i segni. Ma i gatti è ormai l’alibi ufficiale. In futuro userà anche mi sono graffiata con una roccia, ma in quel caso avrà davanti un infermiere e le ferite saranno troppo fresche e troppo da manuale perché lui ci creda.

Una delle sue gatte sta partorendo, a casa, e un mese prima la figlia ha aiutato l’altra gatta a fare i gattini, liberando il loro nasino dalla placenta con uno scottex umido. Un esercito di cuccioli la aspetta, e vuole prendersene cura perché sente il disinteresse negli altri.

Uno morirà, un altro sparirà.

I gatti.

Sono i coltelli invece a lasciare certi segni. Prima quello blu preso dal cassetto della cucina, poi quello col manico marrone comprato in città e portato in borsa per un po’ di tempo. Aveva fantasticato sull’usarlo nelle pause delle lezioni. Salire in bagno, qualche incisione e poi tornare in aula. Non l’aveva mai fatto alla fine. I crimini erano quasi sempre avvenuti in casa.

La figlia non è capace a mentire, ma certe bugie reggono perché l’alternativa non è contemplabile.

Siano quindi i gatti.

E loro entrino al manicomio di Saint Remy.

 


Chiara Grondana è nata nel 1992 a Torino, ma è cresciuta ai piedi delle Alpi piemontesi. Il suo cuore è diviso tra i boschi di casa, il deserto nordafricano e la vie di Vilnius, dove ha vissuto per sei mesi. Laureata in psicologia e diplomata alla Scuola Holden, visto che non può fare la piratessa ora cerca un modo per unire le sue grandi passioni: il viaggio, l’arte e la storia. Scrive per Nuok, è stata una dei CCTravellers2016 e Ad Extrema è il suo progetto di reportage di viaggio. La trovate anche su Medium come @ClaireG.