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istinto materno

photo credit: vans doll treasures

 

Oggi, terzo giorno del ciclo, inaugurerò la terapia ormonale, che ha mille effetti collaterali e va autosomministrata. Il meccanismo è lo stesso dell’insulina, che s’iniettano i diabetici.

Il Gonal è una siringa preriempita di ormoni. Basta regolarla sulla dose prescritta e spararsela, finché non resto incinta. È una terapia dolorosissima di stimolazione ovarica. Se tutto andasse bene, alla fine del mese avrei prodotto qualcosa in più di un unico follicolo e ovulato più di un ovocita.

Problema numero 1: con quanti ormoni stimolarmi?

Andrea, Ginevra (la dottoressa delle ecografie) e Ludovico (il dottore dell’istero) mi hanno fatto capire che non ci sono regole. Si parte cauti e si sale. Inizio con settantacinque unità internazionali di Gonal, arriverò fino a trecento, scoppiando.

Problema numero 2: chi mi farà ogni giorno questa iniezione?

I medici:

– Ti aspettano mesi di cure, renditi indipendente. Il Gonal è predisposto in modo che possa somministratelo tu stessa. Tutte le pazienti se lo fanno da sole.

 

Alle otto di sera, l’orario prescritto, sono nel bagno della mia casa da ragazza. Lascio la porta aperta. Non c’è nessuno. Uto è rimasto nel suo loft, casomai dovesse impressionarsi.

La prima scatola di Gonal della mia vita si confonde con i prodotti di bellezza, sul ripiano del lavandino tra il fard prugna e il rossetto.

Nuda, seduta sul bordo della vasca, i piedi smaltati, leggo la “Guida per l’uso di Gonal-f® penna preriempita”: è scritta malissimo.

Mi lavo le mani, preparo il disinfettante, tiro fuori il primo dei quattordici aghi che trovo nella scatola, lo monto sulla penna, seleziono la dose da settantacinque. Carico la siringa, estraendo con tutte le mie forze il pulsante d’iniezione.

 

All’inizio della terapia sono sui 50 chili. Ho un bel corpo.

Andrea ha consigliato di farmi il Gonal in una parte carnosa, per sentire meno dolore: pancia o interno cosce.

All’inizio sono una sportiva. Corro e gioco a tennis seriamente. Ho cosce sode, ma un po’ di morbidezza sull’addome. In palestra salto sempre gli addominali.

Scelgo la pancia. Disinfetto a sinistra dell’ombelico col primo batuffolo, rimuovo il cappuccio esterno della penna e quello interno dell’ago. Ho la siringa nella mano destra.

L’ago scintilla sotto i faretti della zona trucco da diva. Con la sinistra stringo un rotolino di grasso. Chiudo gli occhi. Pianto la siringa nel rotolino, tipo coltello. Premo completamente il pulsante d’iniezione.

Devo riaprire gli occhi per controllare che l’indicatore grigio del pulsante d’iniezione non sia più visibile. Tengo, come da istruzioni, l’ago nella pancia per dieci secondi. Conto ad alta voce, dal numero più grande a quello più piccolo, come a Capodanno.

Il rilascio degli ormoni è andato. Estraggo l’ago e mi dimentico di tenere premuto. Non avevo previsto il sangue.

Tiro fuori i cerotti, pulisco col cotone la pancia insanguinata, color amaranto e gonfia nella parte bucata. Tampono con due cerotti. Sembro macchiata di pomodoro.

Dopo ogni iniezione, devo togliere l’ago e buttarlo. Rimetto il cappuccio esterno sopra la penna, la penna e gli aghi residui nella scatola, il Gonal in frigo.

 

 

Quant’è difettosa una donna infertile?

A cosa servo?

 

 

 

Annarita Briganti, giornalista culturale, scrive di libri su tutti i media cartacei e digitali di Repubblica. È una delle ideatrici e curatrici del Soggiorno letterario, un ciclo di presentazioni segrete a Milano. La potete trovare anche su Twitter

Il testo che pubblichiamo qui è un estratto dal suo primo libro, “Non chiedermi come sei nata“.