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il lupo

Boy A

 

Credo davvero che sia stata una ragazza ad aver scassinato la porta della mia casa. Mentre salivo l’ultima rampa di scale a cui avevo accesso solo io, avevo notato per terra un elastico per capelli azzurro con delle paillettes bianche e da lì avevo iniziato a sospettare una possibile presenza inaspettata.

 

Domenica 1 Febbraio sono partita per la Francia, sono a Marsiglia per uno stage. Avevo passato una brutta estate e un autunno/inverno molto difficile: paranoie che sembravano invalicabili, mille pensieri e preoccupazioni. Pensavo mi facesse bene andare via e almeno occupare la giornata con un impegno fisso come un lavoro. Ero stanca di posticipare ogni mattina la sveglia perché avevo paura di alzarmi e non sapere che cazzo fare. Avevo finito gli esami, ma era da dieci mesi che non riuscivo a farmi coraggio e iniziare la tesi. Ho deciso di sfruttare una delle ultime possibilità che l’università mi poteva offrire: uno stage all’estero con borsa. Sono tirocinante presso un’impresa sociale che si occupa di formazione professionale ai detenuti. E questo mi piace.

Tutto il resto è molto difficile: sono da sola, non conosco nessuno. E’ la prima volta che faccio un lavoro serio. Dopo l’orario di lavoro i colleghi hanno la loro vita, non è scontato che si fermino per un aperitivo come può succedere dopo una lezione. Sono da sola e sono a Marsiglia: i cliché che si raccontano sulla città sono per la maggior parte veri, poi certo, dipende dai quartieri. Avevo preso in affitto uno studiò, un sottotetto accogliente ma modesto in rue Pierre Laurent, una zona tranquilla, non troppo lontana dal centro e vicina alla zona cool di Cours Julien. Evidentemente non troppo modesto per non attirare l’attenzione di una ragazza in cerca di soldi.

 

Per lo stage che sto facendo, entro in carcere molto spesso. Sono entrata in tutti i “tipi” possibili di carcere sia in Italia che in Francia; case circondariali, case di reclusione, carceri di massima sicurezza – ognuno decide di collezionare quello che vuole. Se una volta ero come tutti – almeno, spero che tutti abbiano superato gli ideali di Lombroso – e cercavo di non fermarmi alla prima impressione che ti viene offerta dall’apparenza, ora all’aspetto esteriore do proprio poca importanza. Dovrei quindi aver superato quel limite che ti fa sospettare di una persona, ti mette in allerta, crea un pregiudizio. Invece no, al contrario dubito e ho paura di tutto.

 

Al corso di fotografia ho incontrato Dimitri: 29 anni, capelli lunghi biondi alla Kurt Cobain, occhi azzurri tipici delle persone dell’est. Come me, con il francese si arrangia: a lui mancano delle parole e sbaglia a coniugare i verbi mentre io ho un marcatissimo accento italiano, ma ci siamo sempre capiti. Ogni volta che gli ho parlato aveva un sacco di cose da dire e ho scoperto che abbiamo molto in comune. Mi ha detto che ascolta i Radiohead – il mio gruppo preferito – ma che gli piace molto anche la musica classica, sottolineando, probabilmente perché sono italiana, che uno dei suoi compositori preferiti è Vivaldi. Il film che riguarderebbe mille volte è Il favoloso mondo di Amelie e adora Wes Anderson, come me. Disegna tutto il tempo delicati ritratti di donne e dipinge paesaggi surreali. E’ davvero un tipo interessante e pure bello. Ogni volta sono io ad abbassare il livello della conversazione: gli racconto del perché sono in Francia, che vengo da Venezia, gli dico le due solite stronzate sull’Italia che gli italiani dicono quando sono all’estero. C’è stata una sola volta che sentendomi un po’ intimidita dalla sua cultura ho deciso di nominare un filosofo, Wittgenstein, ma anche in quel caso lui ha saputo fare lo splendido e citare la famosa proposizione 7: “Su ciò di cui non si è in grado di parlare, si deve tacere”.

Dimitri è in galera da 10 anni e per uscire gliene mancano ancora 6. Non ho voluto sapere dettagli sul suo reato e sulla sua condanna, ma se è in carcere di massima sicurezza allora vuol dire che ne ha fatta una grossa. E’ molto probabile che abbia ammazzato qualcuno, so che faceva parte di una banda criminale di Parigi. Anche dentro non si comporta bene; picchia gli altri compagni, risponde male ai sorveglianti. E’ arrogante, strafottente e può diventare feroce come una belva.

Da un po’ di settimane la direzione del carcere mi ha vietato l’accesso in istituto. Guardando i video delle telecamere di sicurezza posizionate nell’aula di fotografia, hanno valutato che per me potrebbe essere pericoloso continuare a vedere Dimitri: è un manipolatore e potrebbe farmi del male.

 

Alzando gli occhi verso il mio pianerottolo ho visto la porta scassinata. Sono entrata in casa e ho trovato un disastro: armadi e cassetti aperti, libri e pacchi di pasta gettati per terra, biscotti mangiucchiati. Credo davvero sia stata una ragazza perché i miei vestiti, lasciati sparsi qua e là per il mio studiò, davano l’idea di essere stati provati e i miei trucchi di essere stati usati. Mancava solo che lasciasse sullo specchio del bagno una scritta con il rossetto.

Solo una cosa era al suo posto: appeso al muro c’era il lupo, un’incisione che mi aveva regalato Dimitri.

Il lupo ha uno sguardo inquietante e lì ho pensato che avevo paura di tutto anche se abitavo in bel quartiere.

 

 

 

Giulia Ribaudo studia Filosofia a Venezia. Da 3 anni lavora come volontaria presso la cooperativa Rio Terà dei Pensieri