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Ho sposato Brian Perri

dancing with the stars

 

 

Non tutti lo sanno, ma io e Elisabetta Canalis siamo praticamente separate alla nascita.

Basta guardare le foto per accorgersene.

Siamo nate a Sassari nel 1978 e abbiamo avuto un’infanzia felice. Abbiamo una chioma fluente e grandi occhi castani. Insieme facevamo ginnastica ritmica nella palestra più prestigiosa (forse anche l’unica) della nostra piccola città. L’insegnante Marinella ci faceva correre intorno alle colonne della sala al ritmo di un irritante tamburello, e noi in body rosa e collant bianchi eseguivamo quello che si chiamava il “passo saltellato”. Spero che le bambine di oggi inizino direttamente dalla pole dance.

Entrambe d’estate andavamo al mare ad Alghero con capelli ricci e buffi cappellini, e so da fonti certe che anche lei doveva aspettare tre ore per fare il bagno dopo pranzo.

Entrambe abbiamo fatto il classico, abbiamo avuto tette precoci e un lungo fidanzamento.

Dopo il liceo le nostre strade si sono divise, ma non poi così tanto. Lei è andata a Milano a studiare Lingue, e io sono rimasta a Sassari a fare Filosofia; tuttavia, penso che, in fondo, l’intento fosse identico: vedere il mondo con gli occhi della mente.

Nonostante una naturale riservatezza di costumi, abbiamo sempre amato divertirci, ed è così che io conobbi il mio primo amore e lei il suo primo agente.

I tempi dell’università sono stati un’unica, interminabile notte insonne: io sei mesi su un esame per prendere 30 e lode, lei due anni sul bancone di Striscia per prendere fama e denaro.

Mentre lei inventava un format dal successo imperituro – la Velina e il Calciatore – io sperimentavo la tossicità dei wurstel con la vodka nelle residenze universitarie.

Poi, finalmente, la svolta, la passione, la speranza in un lieto fine: ogni giorno io percorrevo felice Viale Porto Torres sulla Vespa blu che mi portava a una stanza riscaldata solo dall’amore; lei faceva il giro del lago di Como sulla Harley di un tale George con destinazione Villa Oleandra.

Per un po’ io e Ely ci siamo separate. La mia missione era catalogare a Nuoro libri fondamentali per l’avanzamento culturale del Paese (Censimento generale dell’agricoltura : 19 marzo 1930-8. / Istituto centrale di statistica del Regno d’Italia). La sua era partecipare a più sfilate e feste possibili per innalzare in alto il vessillo di Sassari nel mondo.

Nonostante tutto, le nostre esistenze continuarono indubbiamente parallele: io mi fidanzavo con un poliziotto, lei era protagonista di Carabinieri. Lei andava a cena con Kofi Annan, io ero in simpatia col direttore del Festival letterario di Gavoi.

 

Non avrei mai pensato di sposarmi. Giuro: non mi sentivo pronta. Poi ho incontrato l’uomo giusto, e tutto è venuto naturale. Abbiamo scelto i testimoni, gli invitati, i vestiti.

Pieni di dubbi, solo di una cosa eravamo certi: doveva essere ad Alghero. Luogo mitico e reale, sfondo di foto magnifiche e di ricordi indelebili, facile approdo per tutti i nostri amici. Alghero. Luogo del cuore, nutrimento dell’anima, fonte della giovinezza.

Era ovvio che anche Elisabetta seguisse la mia inclinazione. Non potevamo sposarci lo stesso giorno – vi pare – ma ci siamo messe d’accordo in un soffio: io sabato, lei domenica. 13 e 14 settembre 2014.

Come era inevitabile, abbiamo scelto lo stesso albergo, e come tutti sanno non c’è posto per due primedonne su un solo palcoscenico. Quella fatidica mattina, infatti, la sicurezza ha scosso il mio sonno inquieto lamentandosi che qualcuno pretendeva di salire in camera mia: si trattava della parrucchiera, della truccatrice, della mia testimone e di mia madre. Nessuno aveva avvisato in reception che mi dovevo sposare. Forse anche Maddalena Corvaglia, che ho incontrato in ascensore mentre andava a correre, ha avuto lo stesso sbarramento.

Infine, piena di emozione e già con un accenno di vesciche ai piedi, ho percorso il corridoio dell’albergo ammiratissima dalle cameriere ai piani: le uniche che mi hanno applaudito e riconosciuto anche nei giorni seguenti (S’isposa! Chi bedda!).

All’uscita, la grande sorpresa: paparazzi, curiosi, fotocamere, cani e bambini affollavano il lungomare di fronte all’albergo.

Aspettavano Elisabetta e i suoi ospiti VIP.

 

Noi ci siamo sposati in comune e abbiamo fatto un meraviglioso ricevimento all’agriturismo Sa mandra. Mio fratello con voce e launeddas ha allietato gli ospiti durante l’aperitivo.

Lei si è sposata in un Duomo transennato per contenere la folla festante con uno strascico di quattro metri e ha festeggiato fino all’alba alle Tenute Sella e Mosca mai utilizzate prima per una simile occasione.

Abbiamo avuto un matrimonio bellissimo, e nei giorni seguenti abbiamo condiviso la piscina con Belèn in perizoma – cosa che ha un po’ agitato il mio neomarito.

 

Siamo gemelle anche nella saudade per la nostra terra d’origine, sa terra nostra, dato che sulle ali dell’amore siamo volate lontano dagli affetti: ora lei vive in una villa a Los Angeles e io in 45 mq alla periferia di Genova.

 

Io ammiro tantissimo Elisabetta Canalis, che da Sassari ha conquistato il mondo con la sua bellezza, la sua simpatia, la sua intraprendenza e il grande lavoro.

 

Era la più bella di tutti del Liceo Azuni.

A 19 anni ha inventato la Velina.

Si è fidanzata con un calciatore Mr. 90 miliardi.

Ha fatto la TV, il cinema, il calendario.

George non ve lo devo ricordare io.

È sopravvissuta a Dancing with the Stars con carattere e ironia.

Ha sposato un chirurgo che neanche Derek Shepherd.

 

Ora aspetta una bambina.

Io sono tanto, tanto felice per lei.

Solo che anch’io sono mesi che ci provo senza successo.

 

Allora non posso fare a meno di chiedere:

Elisabetta, amica, compatriota, prestami orecchio: what else?

 

 

 

Daniela Quartu è emigrata per amore da Sassari a Genova dove alterna le folgoranti carriere di docente a cottimo e segretaria in una scuola privata. Scrive e traduce, più che altro temi e versioni di latino. La potete seguire su Twitter.