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Ghiaccio

Questo lunedì non abbiamo molte parole da dire. Le ha prese tutte Sara Gavioli.

Mio padre è ancora in ospedale. Sono tornata in Sicilia per vederlo. Sta sul letto con la testa tutta a destra. A volte confonde le parole e non si capisce se vuole acqua o latte, se parla di una persona o dell’altra: strizza gli occhi come a spremere fuori il nome giusto, ma non ci riesce.

Hanno detto che non era un ictus, ma che ha delle metastasi nel cervello.

Passo ore a versargli gocce in bocca perché non si ricorda come succhiare con la cannuccia. Il bicchiere non finisce mai, e anche se finisce lui ne chiede ancora. Poi chiede il ghiaccio e glielo faccio in piccoli pezzi perché non si strozzi. Gli scivola in gola e lui mi guarda.

«Apri» gli dico, perché dimentica che bisogna aprire la bocca per metterci qualcosa dentro. Lui schiude le labbra e inserisco il ghiaccio. «Inghiotti bene», dico poi. Lui deglutisce.

Se interrompo la cantilena fatta degli stessi gesti e delle stesse parole, lui dimentica come si fa.

«Apri» dico.
Lui apre la bocca, io inserisco il ghiaccio.
«Inghiotti bene» dico.
Lui deglutisce. Il ghiaccio lo rende felice.
«Apri» dico.
«Uffa» dice lui, e apre.
«Inghiotti bene» dico.
«Uffa uffa» dice lui, e inghiotte.

È tutto lì, in quella stanza con solo me e lui. Tutto nel bicchiere del ghiaccio, tutto nella cantilena e nelle dita che bruciano.

«Apri» dico.
«Aiutami» dice lui, e apre.
«Inghiotti bene» dico.
Lui mi guarda. «Non c’è bisogno che lo dici sempre» dice, indignato, come se non avesse mai smesso di parlare in modo normale.
«Hai ragione», dico.

Tutto quello che ha è nelle mie mani. Fuori inizia a far buio, ci sono persone che passano in fretta. Prendo un altro pezzo di ghiaccio, glielo poso sulle labbra ma non reagisce.

«Apri» dico, e lui apre la bocca.


Sara Gavioli nasce in una casa piena di libri e gatti. Figlia unica, coltiva da sempre l’interesse per le scienze umane e la letteratura. Dopo la laurea si trasferisce a Milano in cerca di un lavoro, che a volte serve, e prendendo sul serio chi diceva di inventarselo inizia a fare editing come freelance. Ha scritto poesie, racconti, poemi epici, ha vinto concorsi con pubblicazioni di antologie e anche una coppa del catechismo negli anni ’90. Alla fine ha ceduto e ha scritto persino un romanzo. Si dice che nelle notti di luna piena pubblichi ancora dei post sul suo blog, ma se dal vostro balcone non si vede il cielo potete trovarla anche su twitter o facebook.