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Come si sente Celine Dion?

photo credit: sony music

Bentornati a Persone famose che mi hanno conosciuto, la rubrica in cui Chiara Papaccio racconta le persone famose che l’hanno conosciuta.

 

A volte mi è capitato di essere spedita a conoscere persone famose per motivi non proprio legati al dovere di informare. Per esempio uno dei miei ex direttori accettava inviti in posti improbabili salvo poi rendersi conto che non avrebbe potuto presenziare MAI: così ci inviava sempre qualcuno della redazione, di solito me, clamorosamente underdressed, offrendo come consolazione tutte le sante volte: – Dai che c’è il buffet – . Come se il fatto di poter mangiare a sbafo fosse l’unica cosa che potesse interessare una giornalista sovrappeso. M’avesse conosciuta un po’ meglio avrebbe sostituito “buffet” con “possibilità di scattare tante foto”, ma tant’è. Due volte su tre finiva comunque con me che rifiutavo l’incombenza in questione. Ho una invidiatissima collezione di scuse credibili.

A ogni modo in qualche caso non mi sono potuta sottrarre dalla necessità di non turbare l’ordine cosmico nei rapporti tra redazione/direzione e ufficio stampa X: così sono nati alcuni dei miei incontri umanamente più arricchenti (certo che sto mentendo. Per chi mi avete preso, per Pollyanna?).

Per esempio.

 

Il giorno che mi trovo seduta di fronte a Céline Dion all’Hotel Majestic o Excelsior o quel che è in via Veneto a Roma tutto nasce da un problema di ordine pratico: una testata concorrente ha mandato qualcuno a questa tavola rotonda con la Divina, ergo nemmeno noi possiamo mancare – si tratta di inviare un segnale alla casa discografica, alla pubblicazione nemica, forse all’universo intiero. Fa niente che non ce ne freghi niente di Céline Dion e che non sia nemmeno in target con i nostri lettori: bisogna bere dall’amaro calice.Per le apparenze – capìte? È un “mi si nota più se vado o non vado”, solo a livello aziendale.

All’evento siamo meno di dieci. Céline Dion non è in fase calante, è che sull’evento pesa in particolare il contemporaneo svolgersi di altre conferenze stampa, per cui i colleghi di cultura e spettacoli sono stati distribuiti un po’ qui e un po’ là in tutta la Capitale. Da Céline è andata malino: sembra che ci prepariamo ad attaccare una sovrappopolata Kamchatka solo con un carrarmatino, per di più di quelli stampati male e con il cannoncino tutto sbìrulo. Agli appuntamenti musicali ci sono sempre meno colleghi che altrove, ma per non creare imbarazzi l’ufficio stampa della casa discografica ci presenta mentendo come “i migliori giornalisti di settore d’Italia”: grazie Nadia, TVUMDB.

Il buffet non c’è, per la cronaca. Veniamo solo dissetati, con bocce di succo di frutta annacquato, caffè, tè, MEH. Albergone a parte, comunque, credevo peggio: Madame Dion non ha nemmeno occupato militarmente – come ci si aspetterebbe da un personaggio così – non dico un intero piano di hotel ma almeno stanze comunicanti. Infatti ogni dieci minuti la porta del salottino dedicato all’incontro si spalanca e mettiamo in pausa con pazienza i registratori mentre irrompe una bambina bellissima che somiglia vagamente a un mix di Fiona Apple e Paula “arouonaué” Cole: in realtà non è una bambinA ma il bambinO René-Charles al quale non sono mai stati tagliati i capelli per motivi asburgici. In questo momento della carriera di Céline Dion è ancora figlio unico e nel giorno in questione lamenta un problema insormontabile con una console videogiochi che non vuole saperne di funzionare con lo stupido televisore della sua camera. La mamma lo liquida varie volte ma alla fine è lei a sparire appresso alla chioma fluente del primogenito, esasperata. Rientra dopo una decina di minuti – credo vittoriosa sulla tecnologia, a valutarne l’espressione trionfante. Céline Dion, una smanettona. L’avreste mai creduto, voi? Naturalmente non prendo in considerazione nemmeno per un attimo la possibilità che possa essere stata aiutata da un qualche assistente. Preferisco pensarla nerd.

 

A proposito di faccia, un mito da sfatare su Céline Dion è quello relativo alle espressioni del viso: la cantante canadese non si limita a oscillare fra “calma olimpica dell’inizio di My Heart Will Go On” e “pathos del finale di My Heart Will Go On”, ovvero proprio i due atteggiamenti standard che le riconosciamo. No, no, Céline Dion fa le faccette come quelle del passaparola del sito del Corriere della Sera. Cosa dice il Paese? Al 44% si sente ^_^, all’8% si sente U_U, al 34% si sente è_é, eccetera.

E cosa dice Céline Dion?

Céline Dion si sente *_* davanti al cibo italiano,

o_o nel contemplare la bellezza di Roma,

eccetera eccetera

(inserite emoticon a piacere qui)

Se non bastasse questo a rendere noialtri dei giornalisti molto, molto incapaci di mantenerci -_- (davvero, davanti a certe smorfie patiamo come il centurione di Brian di Nazareth nella scena di Mavco Pisellonio) c’è anche il fatto che di punto in bianco la Divina attacchi canzoni d’amore indirizzate al bicchiere di succo d’ananas che ha di fronte – evidentemente, visto che lo fissa con trasporto. Non posso escludere che i brani accennati siano da Taking Chances, l’album in promozione in quel momento – non posso saperlo perché le interviste avvengono senza che abbia sentito l’album in questione. L’unico brano che conosco a priori è la ripresa di una ballad di un cantante danese che apprezzo, e quando esprimo alla magica Céline la soddisfazione per questa operazione di lancio di un talento ingiustamente poco conosciuto che grazie a lei diventerà famoso per il grande pubblico, Céline Dion invece si sente

?_?

Cosa che inizialmente interpreto come stupore davanti al mio conoscere Tim Christensen, mentre invece il punto è che Céline ci ha messo un po’ a collegare il nome dell’autore alla canzone. Mentre l’umore cambia e ora si sente

>_< ,

con diplomazia mi sottolinea che nella scelta delle canzoni che interpreta “ci sono persone che mi consigliano“.

 

(Anni dopo lo stesso team le proporrà una cover di Daniel Merriweather, ma ci sarà della confusione perché nel parlarne l’ugola d’oro intinta nello sciroppo d’acero parlerà di Adele, interprete del brano, invece che del suo autore. Della polemica scoppiata è piena Wikipedia, e col senno di poi giungo alla conclusione, forse frettolosa, che Céline sia anche parecchio distratta. La sua faccia in questo frangente sarà stata

à_a

Se vi viene comodo, immaginate che al posto dei vocalizzi steroidizzati del filmato “Céline Dion shreds”, per ogni sovracuto ci sia uno smiley, ogni volta diverso. Prego, dovere.)

 

La mia partecipazione attiva alla tavola rotonda si conclude così. Informazioni quasi zero, ma molti, molti movimenti dei muscoli del viso (garantisco che non si trattava di tic o spasmi involontari). E se ne sono uscita arricchita è stato di sicuro a livello di linguaggio non verbale. Come si nota, sulle faccine fin da allora sono preparatissima, un’autentica autorità in materia. Il fatto che alla mia veneranda età le usi tuttora nelle email è imbarazzante, è una storia per un’altra occasione, ma va detto: discende direttamente da questo incontro fatale. Io e Céline, due punti e una capanna.

 

 

Tra le tante che ci sono, Chiara Papaccio è quella anche giornalista.