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Carolina Crespi, “Ventitré”

Photo Credit: riekhavoc via Compfight cc

 

 

C’è una bambina piccola, ha un codino stretto in testa, gli occhi azzurri azzurri, ma il rosso questa volta è sulle gote. È seduta su un tappeto arrotolato per il lungo, il terzo che ha scalato con fatica. La bambina si leva la maglia, si contorce con la pancia contro il tappeto; ha un palmo graffiato: l’etichetta di carta l’ha tradita anche stavolta. Un uomo sta mostrando al padre e alla madre della bambina – stessa nazionalità, stessa città, stesso isolato – un grande tappeto ripieno di rombi. Piccoli rombi rossi e azzurri formano un rombo più grande e poi un altro, quello più grande di tutti. La madre è distratta, è una ragazzina di ventitré anni, indossa un montgomery rosso con ancora tutti i bottoni allacciati. Ogni tanto guarda verso la bambina, fa dei segni con le mani, la bambina pensa che sono segni che andrebbero bene per richiamare un cane, la bambina abbaia, la mamma ride.

La bambina scala un altro paio di tappeti. Si ferma su un tappeto arrotolato largo dove riesce addirittura a sdraiarsi a gambe a stella. Da lì guarda sua madre piccola piccola da una parte, dall’altra la cima dei tappeti così vicina al soffitto. Da lì, non si vede più nessun rombo, il tappeto che i suoi genitori stanno comprando sembra un disegno solo, fatto a riga e squadra. La bambina si chiede se è normale, se è normale che il tappeto si trasformi se uno si allontana e lo guarda dall’alto. La bambina si chiede se è corretto vendere qualcosa e con esso il tempo che lo cambia e la distanza; a nemmeno quattro anni, la bambina ne fa una questione morale.

 

 

 

Avete appena letto un breve estratto da “Ventitré”, il racconto di Carolina Crespi che fa parte dell’antologia  Quello che ho amato  (Utet).

 

Carolina Crespi è nata a Busto Arsizio nel 1985 e ha studiato Filosofia a Milano. Ha pubblicato due raccolte di racconti: “Quello che mi rimane” (Giraldi, 2008) e “Il futuro è pieno di fiori” (No Reply, 2012). Il suo lavoro è il settimanale “Film TV”, CasaSirio editore, il Circolo Gagarin. Il suo lavoro e i suoi amici spesso coincidono. Lei non sa se questa sia una fortuna o una sfortuna, ma è una cosa a cui pensa spesso. “Opzioniavariate”, un vecchio blog duro a morire, è la traccia di tutto questo.

 

Ecco dove potete trovate “Quello che ho amato”:

Amazon

IBS

la Feltrinelli

De Agostini Libri

Libreria Universitaria

Mondadori Store 

 

E qui, invece, trovate “Quello che ho amato” in versione ebook:  

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