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Abbiamo nuove prove

Ehilà.

Quando Violetta mi ha chiesto se volessi diventare la zia madrina di Abbiamo Le Prove le mie prime reazioni sono state poco articolate.

“Oooooh. Wow. Io?

Fangirling.

Fangirling.

Io? Oooooh. Aiuto.

La sensazione di aver dimenticato qualcosa.

La sensazione di aver dimenticato qualcosa.

OK. Io.”

Al lavoro!

Al lavoro!

Poi ho fatto una lista. Eccola.

Vi tocca.

Vi tocca.

Cosa voglio

  • Ridere. Come dice Kelly Sue DeConnickHope is revolutionary. Più concretamente: se si piange e si sospira troppo, non ci si commuove più. C’è un motivo per cui Amleto fa battute sulla figa.

    Andarci piano con i modelli.

    Andarci piano con i modelli.

  • Vedere. Foto, disegni, fumetti. Potete mandare un’immagine e una didascalia. Potete proporre una saga a puntate. Se avete bisogno di lavorarci in due o tre: basta che sia la storia vera di qualcuno.

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    Un linguaggio universale.

  • Correre. Quell’aneddoto da tre righe. Quella cosa buffa che avete visto in tram. Quella conversazione che non avete potuto non ascoltare al ristorante. Quel dettaglio di un sogno delirante. Non fate tre tweet che si perdono in due giorni: contribuite qui.

    Al volo!

    Al volo!

  • Approfondire. Tutte le storie hanno un contesto. I racconti personali hanno il contesto di una vita intera e di tutto quello che la circonda: non è poco. Vogliamo dare meno per scontato. Vogliamo più divulgazione accessibile ma non superficiale. I limiti dell’autobiografia, quanti femminismi diversi ci sono, quanti corpi diversi ci sono, avere vent’anni e non averli più, ma le donne nelle Forze Armate?, essere disabili, le leggi che ti combattono quando cadi nell’acronimo LGBT, non essere nato qui ovunque quel qui sia: continuate voi e sorprendetemi. Due condizioni fondamentali: niente linguaggio per iniziati, niente pseudoscienza.

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    C’è sempre qualcosa da imparare.

  • Includere. Vogliamo dare un porto sicuro alle storie chi si vedono meno? In due anni non c’è stata una donna trans o una persona genderqueer (ohibò). Abbiamo sbagliato qualcosa. Allora: lì ci siete voi. Qui c’è lo spazio. Voi raccontate. Noi ascoltiamo. Grazie.

    Non abbiamo tutti la stessa taglia.

    Non abbiamo tutti la stessa taglia.

  • Allearci. Apriamo ai maschi, con una clausola: vi chiediamo standard più alti. Prendetela come una gita scolastica nel mondo di tutti gli altri.

    Questa micetta è pronta ad attaccare chiunque senza discriminazioni.

    Questa micetta è pronta ad attaccare chiunque senza discriminazioni. Non è carina?

Sì, ma, praticamente?

Avete una storia? Sì che l’avete. Qualcosa vi è capitato nella vita, sono sicura.

La raccontate. Non la raccontate solo a voce.

Scriveteci: qui o via email.

Se avete idee per un approfondimento teorico: scriveteci.

Se leggete qualcosa che vi sembra interessante tradurre: scriveteci.

Se conoscete qualcuno che è interessato ma scrive in un’altra lingua: scriveteci.

Voi ci mettete un po’ di pazienza con i tempi di risposta e pubblicazione, noi ci mettiamo tutto l’impegno per farvi risplendere che nemmeno Cenerentola al ballo.

Va bene? Andrà tutto bene.

Va bene? Andrà tutto bene.

Unitevi alla festa, fate girare l’invito, non abbiate paura.

Zia Marta vi aspetta.

Ci rigeneriamo.


Bibliografia

Ms Marvel: Generation Why. Scritto da G Willow Wilson, illustrato da Adrian Alphona. Spider-Man nel 2015 è una ragazzina musulmana di Jersey City. Lei ti ricorda che c’è del buono nel mondo, tu le vuoi offrire un gyros. Si diceva.

Sense8. Di Lilly Wachowski, Lana Wachowski e Michael Straczynski. Lo trovate su Netflix, o fate voi. Questa è Nomi. E’ una donna trans e spacca il mondo. Si diceva.

Hamilton. Di Lin-Manuel Miranda. Lo trovate su Spotify e altrove. Un musical hip-hop politicamente impegnato su uno dei Padri Fondatori degli Stati Uniti d’America. Viene via con una bibliografia lunga sei pagine. E’ impossibile ascoltarlo e stare fermi sulla sedia. Si diceva.

Gentlemen Prefer Blondes (it: Gli uomini preferiscono le bionde). Di Howard Hawks, 1953. E’ una delle analisi femministe più folgoranti mai create. Jane Russell e Marilyn Monroe sono sfolgoranti. Fa ridere, molto. Si diceva.

Monsters, Inc. (it: Monsters & co.). E’ bello. Fa anche piangere. Fa anche ridere. Questa è Roz. Non piange spesso, ma ogni tanto sì. Da grande voglio essere come lei. Eh.

Star Wars – The Force Awakens. Difenderò a oltranza l’idea che sia Il Cinema Vero. L’hanno fatto tantissime persone, collaborando. Credo sia un buon modello.

Gli Avengers visti da Noelle Stevenson (twitter e tumblr e leggete Nimona che è bellissimo). Mi fanno sorridere ogni volta. E’ difficile arrivare a una tastiera se sei chiusa come un riccio. Ecco.

Mean Girls. Scritto da Tina Fey. Prendere un saggio sulle dinamiche tra ragazze adolescenti, trasformarlo in un film che ti spezza il cuore e te lo ricuce più forte di prima, a colpi di battute perfette. Si diceva.

Bitch Planet. Scritto da Kelly Sue DeConnick, illustrato da Valentine DeLandro. Questa è Penny Rolle. Lotta duro contro una società di merda e cucina dei muffin deliziosi. Le due cose sono legate. Si diceva.

The Wicked + The Divine. Scritto da Kieron Gillen, illustrato da Jamie McKelvie e altri. Parla della vita, della morte, dell’arte e di molto altro. Lo leggi di un fiato perché sembra semplicissimo. Poi vedi che per ogni venti pagine ce ne sono tre di note dell’autoreSi diceva.

Doctor Who. Va avanti sulla BBC dal 1963, con qualche pausa. Un alieno seduce esseri umani e li porta a spasso per l’universo. Andiamo.


Una nota dolente

Non abbiamo un commercialista in redazione, il fisco italiano tende al bizantino, nessuna di noi vuole finire nei guai, il budget è quello che è, quindi non paghiamo. Ma! Se volete sostenere economicamente chi passa di qui, questa pagina raccoglie delle idee per farlo. Potete comprare un libro, proporre iniziative, contribuire a un Kickstarter o un Patreon.


Marta Maria Casetti. È nata a Milano nel 1977 e vive a Londra da dieci anni. Ama le parole e le immagini che raccontano una storia. Ha scritto recensioni (pubblicate su [duel]), storielle autobiografiche (pubblicate su Abbiamo le prove e in troppi blog), un teorema e un algoritmo tempo-polinomiale (pubblicati su Electronic Notes in Discrete Mathematics), poesie adolescenziali (non pubblicate, grazie al Cielo, e non ne parleremo più). Le piace mangiare bene. Su Twitter è @mmcasetti.

foto copertina: Andy Wright, CC – by 2.0